Francia: ritirate protesi al seno per sospetta cancerogenicità
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Solo in Italia 41 casi di linfoma anaplastico a grandi cellule (Alcl)

Sono 41 le donne portatrici di protesi al seno che hanno sviluppato linfomi anaplastici a grandi cellule. Avvisata la Direzione generale dei dispositivi medici del ministero della Salute

Il CASO

Per non sollevare allarmi ingiustificati è necessario precisare che non tutte le protesi al seno risultano cancerogene. I sospetti sono, ad oggi, concentrati su due tipologie di impianti: le protesi macrotesturizzate a superficie ruvida e quelle con superficie ricoperta da poliuritene.

Limitando la ricerca sul caso in questione esclusivamente al nostro paese, già solo in Italia sono circa 411 mila le protesi mammarie di tali tipologie impiantate negli ultimi 8 anni a donne ignare del rischio che correvano. Di questi impianti, 41 hanno sviluppato rare forme di linfomi anaplastici a grandi cellule (Alcl).

In Francia il numero di impianti di protesi mammarie del tipo ritenuto pericoloso per l’Alcl è confrontabile, circa 400.000. Tali protesi sono già state vietate e ritirate dal mercato dalle autorità sanitarie di Parigi. Anche in Italia si sta valutando l’eventualità di seguire l’esempio francese e prendere provvedimenti nei confronti delle case produttrici delle “protesi della morte”. Ad oggi, nel mondo, si stimano circa 800 casi di linfoma anaplastico a grandi cellule su 10-35 milioni di pazienti a cui sono state impiantate queste protesi.

Il contesto italiano

Dopo tale notizia, la Ministra della Salute Giulia Grillo ha effettuato le doverose ed opportune segnalazioni al Consiglio Superiore di Sanità, affinché venga avviata una indagine scientifica rapida e conclusiva. È opportuno ribadire che , ad essere sotto accusa, non sono tutte le protesi al seno, ma sostanzialmente le “Protesi mammarie a superficie testurizzata”.

I dati del rischio

La Direzione Generale dei Dispositivi Medici, in collaborazione con le società scientifiche nazionali, hanno stimato in Italia un aumento dei casi diagnosticati di Alcl. Infatti, si è passati da un solo caso nel 2010 a 8 nel 2015. Relativamente a tale ultimo dato (2015), sono stati stimati 3 casi su 100 mila pazienti che hanno effettuato l’impianto di protesi mammarie. Nei successivi anni, il numero dei casi è rimasto costante. È necessario precisare che l’allarme è giustificato dall’evidenza che il 95% delle protesi impiantate in Italia negli ultimi 10 anni è testurizzato.

Il Ministro dichiara: “Ad oggi non ci sono evidenze scientifiche che supportino la correlazione causale tra l’insorgenza di questa patologia e il tipo di protesi. Anche se i casi italiani sono stati diagnosticati in pazienti impiantati con protesi mammarie a superficie sia micro che macro testurizzata. Ciò premesso, si ritiene di fondamentale importanza ribadire l’importanza per i pazienti di sottoporsi ai regolari controlli di follow-up indicati dal proprio medico curante”.

La rarità della patologia e lo scarso numero di protesi lisce impiantate nel nostro Paese, non consente al ministero di considerare significativo il dato italiano relativo alla tipologia di protesi coinvolta. Ovviamente, il Ministero della Salute sta effettuando delle indagini e monitorando le portatrici delle protesi. Inoltre, intende promuovere la ricerca scientifica sulla patologia, per individuare fattori genetici predisponenti, permettendo così di capire il perché l’Alcl si sviluppa in pazienti a cui è stata impiantata una determinata tipologia di protesi e non in altri, portatori di tipologie differenti.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.