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Gamestop, nota industria americana, leader nel settore della rivendita di videogames, potrebbe essere destinata a fallire

La profonda crisi che ha colpito Gamestop pochi mesi fa, ha raggiunto il suo apice. L’azienda texana non ha, infatti, trovato un acquirente disposto a farsi carico del gravoso investimento.

Dopo le dimissioni di Michael Mauler, la società non ha avuto un Ceo permanente che desse stabilità e sicurezza finanziaria all’azienda.

La crisi di Gamestop

I motivi di questa crisi sono facilmente intuibili. Gamestop non ha saputo far fronte alla concorrenza delle grandi piattaforme dell e-commerce, come Amazon, e dei colossi del digital delivery come Steam.

Il valore azionario della società ha toccato, nei tempi d’oro, un tetto di 56,53 dollari ad azione. La crisi, culminata con l’annuncio di un mancato accordo con possibili compratori, ha fatto precipitare le azioni a 11,47 dollari cadauna.

I possibili compratori

Tra i plausibili acquirenti, erano stati fatti i nomi di Sycamore Partners e Apollo Global Management. La trattativa non ha avuto esiti positivi: non si è riuscito a trovare un adeguato compromesso economico. Gli attuali amministratori di Gamestop, vista la mancanza di offerte significative, hanno chiuso il mercato: la compagnia non è più in vendita.

La fine di un’era

Ma, a questo punto, quale sarà il futuro della società? È ufficialmente destinata alla chiusura? L’e-commerce ha definitivamente preso il sopravvento sulle vendite dei videogames in negozio? Si potrebbe forse optare per una politica aziendale incentrata principalmente sul merchandising?

Di certo, il fallimento di Gamestop, quale ultimo baluardo della rivendita di copie “face to face”, segnerebbe la fine di un’era.