GameStop in perdita: cambiamenti in vista?
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Trimestre fiscale che si chiude con una perdita di ben 489 milioni di dollari per GameStop. Quali sono le conseguenze?

 

GameStop è, probabilmente, il più conosciuto rivenditore di di videogiochi nuovi e usati nel mondo. Fondata nel 1984 a Dallas col nome di Babbage’s e con sede ancora oggi in Texas, a Grapevine, la società è, ad oggi, un vero e proprio colosso di proporzioni mondiali e dal fatturato vicino ai 10 miliardi di dollari. Qualcosa sembra, però, non andare esattamente nel verso giusto in questi ultimi tempi. Cerchiamo di capire, dunque, cosa stia succedendo.

Perdite e paradossi

Il problema è di quelli impossibili da ignorare. Si parla, infatti, di una perdita di ben 489 milioni di dollari dichiarata da GameStop alla chiusura dell’ultimo trimestre fiscale. Un rosso importante e preoccupante, al quale fanno però da contraltare dati, almeno all’apparenza, contraddittori: negli ultimi tempi è, infatti, stata riscontrata una crescita significativa nella vendita sia di software (+11%, di cui un buon 5% è da imputare alle ottime prestazioni di Red Dead Redemption 2, Spider-Man e Call of Duty) che di hardware (+12,8%). Le perdite, dunque, sembra siano da imputare non a un cattivo andamento delle vendite, quanto a qualche problema interno al business plan dell’azienda.

Dove sbaglia GameStop?

A dare adito a quanto scritto più su arrivano le dichiarazioni di Rob Lloyd, CFO di GameStop. Lloyd spiega, infatti, che nonostante la soddisfacente crescita di cui sopra è previsto uno sbilanciarsi delle vendite verso l’hardware, con rispettive perdite nel settore software: perdite per cui additare sì la resa al di sotto delle aspettative di alcuni titoli (qualcuno ha detto Fallout 76?), ma anche qualche politica societaria non proprio efficace per quanto riguarda le promozioni, passate e presenti, offerte ai clienti. “È importante sottolineare che stiamo valutando tutti gli aspetti della nostra attività, tra cui il nostro negozio e l’esperienza di utilizzo di ogni nostro canale di vendita, struttura dei costi, partnership strategiche ed economiche con partner di pubblicazione, rapporti con i clienti e i servizi che offriamo, il tutto per migliorare la nostra attività e guidare la crescita e la redditività a lungo termine” conclude Lloyd, lasciando, quindi, trasparire la possibilità di alcuni cambiamenti da attuare nel breve o medio termine nelle politiche societarie, spesso oggetto di critiche non proprio lusinghiere da parte della clientela. Sembra dunque sia tempo, per GameStop, di guardarsi allo specchio e capire cos’è che non va: l’allarme è, per ora, soltanto un vago ronzio. Il tempo ci dirà se smetterà di infastidire o se, al contrario, si tramuterà in una preoccupante sirena.

 

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Nato a Napoli il 29/06/1993, la passione per la scrittura e per la tecnologia crescono in lui quasi pari passo: questa duplice natura lo porta a frequentare la facoltà di Ingegneria Chimica e contestualmente a coltivare le proprie velleità di scrittore. Comincia a collaborare con PSB nel giugno 2018, sperando di trovare in quest’esperienza il perfetto connubio di questi due animi.