gdpr ed il video spot del garante della privacy
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Sul GDPR siamo ormai alla stretta finale: il 25 maggio entrerà in vigore il nuovo regolamento per la protezione dei dati. In questi giorni in televisione e sulle radio nazionali è in onda uno spot che spiega il perché di questa importante innovazione. Riusciranno tutti a farsi trovare pronti?

Manca davvero poco alla fine di un conto alla rovescia che è stato lunghissimo ma decisamente produttivo. Dal prossimo 25 maggio la nuova normativa europea che interviene in materia di protezione dei dati personali sarà attiva in tutti i paesi dell’Unione, e quindi anche qui in Italia.Sebbene qualche azienda sia ancora in ritardo, tutti sembrano star facendo la propria parte. Da un punto di vista comunicativo molto efficace è stato il lavoro del Garante della Privacy.

Ultima sua iniziativa, è la pubblicazione di un video intitolato: “La protezione dei dati è un diritto di libertà”.

Gdpr, il video del Garante

Il video, pubblicato sul sito del Garante, sta rimbalzando in queste ore da un canale all’altro della televisione di Stato, passando anche per le frequenze di Radio Rai. Si tratta di uno spot efficace, che riesce a trasmettere l’importanza della questione anche ai non addetti ai lavori.

 

Nel video si spiegano le novità del regolamento, le innovazioni, e le motivazioni anche che hanno portato alla sua nascita. Un importante vademecum insomma per chi di certe questioni ha sentito parlare distrattamente in questi mesi che, su altri fronti, sono stati invece di duro e frenetico lavoro.

“Più trasparenza sull’uso dei dati personali”, “Nuovi diritti per le persone”, “Maggiori responsabilità per imprese ed enti”, “Sanzioni severe per chi non rispetta le regole”. Sono questi gli elementi chiave dello spot, che ha anche la funzione di tranquillizzare l’utenza del web rispetto ad alcune storture e ad alcuni casi scabrosi scoppiati in questi ultimi mesi (su tutti lo scandalo Cambridge Analytica). Il video è naturalmente disponibile, oltre che in tv, in radio e sul sito del Garante, anche sui suoi profili social dello stesso, e quindi su Linkedin, Instagram, Google+ e Youtube.

Una pagina informativa sul Gdpr

Lo spot televisivo, molto efficace anche via web per i parametri con cui è costruito, è solo l’ultimo tassello di una imponente campagna informativa, messa in atto in questi mesi dal Garante per la privacy.

Grande attendibilità e di conseguenza anche grandi risultati ha riscontrato la pagina dedicata sul sito del Garante, alle informazioni utili sul Regolamento: un portale che offre agli utenti anche le Linee Guida definite dal Garante stesso insieme alle altre Autorità per la privacy europee, al fine di facilitare la comprensibilità e l’applicazione del GDPR.

GDPR: cambiare si può

In questi giorni di “frenesia-GDPR”, in cui sembra che in tanti stiano effettuando una corsa contro il tempo per adeguarsi alla normativa, è però importante sottolineare una cosa.

Essendo in vigore già dallo scorso maggio (seppur in modalità non obbligatoria, come invece sarà tra qualche settimana), il regolamento avrebbe dovuto e potuto essere assimilato già da tempo da imprese ed enti, che hanno avuto tutte le possibilità per adeguarsi alle esigenze di tutela dei dati e riservatezza dei propri clienti. Per i più attenti, insomma, sarà bastato riprogrammare alcuni punti chiave ed effettuare piccole modifiche.

Una politica corretta di conservazione dei dati, la verifica delle condizioni di trattamento e la richiesta del consenso, una definizione chiara dei rapporti con i responsabili esterni del trattamento dati, la revisione dell’analisi del rischio, sono tutte questioni a cui le imprese e gli enti (pubblici e privati) avrebbero dovuto prestare attenzione da tempo: chi si è trovato a partire da zero, insomma, lo ha fatto perché la sua sensibilità rispetto a queste questioni era stata finora, colpevolmente, praticamente nulla.

Anche per loro, tuttavia, il tempo per adeguarsi è stato tanto, e infatti in molti sono riusciti a portare a casa dei risultati importanti, anche sulla spinta delle pesanti sanzioni economiche a cui si espone chi verrà colto “in fallo”.

Chi non l’ha fatto, o chi ha sottovalutato la questione, muovendosi con ritardo, lo ha fatto consapevole dei rischi. Da almeno un anno, però, è stato chiaro che quella del 25 maggio sarebbe stata l’inizio di una nuova era: l’era del GDPR.