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Nei giorni antecedenti l’entrata in vigore del nuovo regolamento sulla privacy, milioni di digitalizzazioni su Google e sui più importanti motori di ricerca confermano che il GDPR è l’argomento del giorno, in tutta Europa. Ma siamo davvero tutti pronti?

«Siamo più famosi di Gesù Cristo». Era il 1966 quando John Lennon – poi costretto a delle scuse pubbliche – parlava così della musica dei Beatles, il gruppo di Liverpool che per decenni fu sul tetto del mondo e fece impazzire milioni di giovani di tutte le latitudini. Era un modo per esorcizzare la propria fama, e un successo talmente travolgente che sarebbe stato alla lunga uno dei motivi delle frizioni e poi dello scioglimento della band. Sono passati poco più di cinquant’anni da allora, quando anche nell’attentissima Inghilterra, patria della riservatezza ma anche dei Tabloid scandalistici, parole come privacy erano  poco più che un concetto aleatorio incardinato nelle maglie della buona educazione della società britannica.

GDPR, boom di ricerche sul web

Cantanti, attori, calciatori, politici, oggi tutti si mettono in fila, almeno per qualche giorno. Il parametro attualmente più efficace per stabilire il livello di “popolarità”, ci dice infatti che da qualche giorno sul gradino più alto del podio c’è addirittura una legge, quel GDPR di cui tutti parlano, e la cui applicazione oggi diventa obbligatoria in tutta Europa. È l’acronimo del nuovo regolamento sulla protezione dei dati, infatti, la parola più cercata sul web nelle ultime settimane, tanto da aver superato – come affermato ieri dalle più importanti agenzie di stampa – nomi illustri del mondo vip come Beyoncé e Cristiano Ronaldo. I click arrivati attraverso i motori di ricerca fanno da complemento a quelli conseguenti alle centinaia di mail che tutti in questi giorni stiamo ricevendo, in cui aziende, portali e-commerce, social network a cui siamo iscritti, ci informano delle novità in tema privacy che, più o meno direttamente, ci coinvolgeranno.

Italia e Europa, aziende e privati cittadini

Se infatti da un punto di vista organizzativo sono le compagnie che operano su internet, ma non solo, a doversi aggiornare (tra le ricerche più effettuate vi sono elementi come: “GDPR, cosa cambia nel trattamento dei dati” e “GDPR, come mettersi in regola”), tutti noi saremo interessati al nuovo corso del trattamento dei dati personali, che saranno maggiormente tutelati grazie all’entrata in vigore del nuovo regolamento. Proprio gli utenti del nostro paese, secondo una ricerca della piattaforma di web marketing SEMrush, sono stati tra i più attivi nel provare a capire in che modo ciò avverrà, assieme agli inglesi (ancora loro), gli svedesi, i cechi e i tedeschi.

Insomma, tutto ci dice che siamo arrivati al momento decisivo, dopo due anni in cui le aziende hanno avuto i tempo sufficiente per mettersi in regola. Le sanzioni per chi non lo avrà fatto sono pesantissime (fino a venti milioni di euro!) a dimostrazione che l’Unione Europea non intende transigere sul livello di protezione dei dati dei propri cittadini. Eppure, una ricerca pubblicata negli scorsi giorni da Capgemini asserisce che la percentuale di aziende “pronte” al grande passo è ancora piuttosto bassa.  A poche ore dal via, solo il 48% delle aziende italiane si dichiarava totalmente conforme ai parametri imposti dal regolamento. Percentuali (questa volta di poco) più alte in Inghilterra (55%), Spagna (54%), Germania (51%), Paesi Bassi (51%).