adv

L’entrata in vigore del GDPR ha costretto numerose aziende a sospendere i propri servizi sul vecchio continente, per evitare di incappare nelle nuove sanzioni. Scopriamo chi sono le prime vittime del nuovo regolamento per la protezione dei dati personali

Il GDPR sta creando il caos tra le aziende

Il GDPR miete le prime vittime: il nuovo regolamento per la protezione dei dati personali, entrato in vigore lo scorso 25 maggio, mostra i suoi primi effetti, penalizzando le aziende che non si sono adeguate alle nuove normative. Parliamo, per ora, di siti non europei; come ampiamente spiegato in articoli precedenti (leggi ad esempio QUI), il nuovo regolamento avrebbe messo sullo stesso piano aziende e siti comunitari e non. Ciò allo scopo di evitare disparità di trattamento e di non penalizzare le aziende europee, rispetto a quelle che si trovano in Paesi in cui i regolamenti per la tutela dei dati sensibili sono molto meno restrittivi.

La maggior parte delle aziende è giunta in forte ritardo alla vigilia della fatidica scadenza del 25 maggio e, in alcuni casi, il maldestro tentativo di adeguarsi alle normative del GDPR all’ultimo secondo ha prodotto risultati al limite del grottesco. Pensiamo ad esempio ad Oath, azienda proprietaria di Yahoo e AOL, che ha chiesto di fornire il consenso al trattamento dei dati personali ad un’infinità di aziende collegate al gruppo, ogni qualvolta si visiti una pagina di un suo partner commerciale.

Il GDPR miete le prime vittime

Le prime vittime del GDPR

Ci sono poi tutti coloro che non sono riusciti ad adeguarsi: ecco dunque che, di punto in bianco, numerose aziende sono risultate inaccessibili dal nostro paese. La tipologia dei soggetti coinvolti è quanto mai varia: si passa da società dedicate alla vendita di prodotti online, fino a testate giornalistiche più o meno famose. Tra queste ultime, spiccano ad esempio autorevoli testate statunitensi come il Los Angeles Times o il New York Daily Times.

Ma le vittime del GDPR non si limitano a queste categorie: numerosi sono i produttori di giochi online, anche famosi e diffusi a livello globale, improvvisamente oscurati sul Vecchio Continente. Una grossa realtà come Razer non è riuscita ad adeguare alle nuove normative molti dei suoi titoli più datati che, al momento, non sono più giocabili nemmeno mediante l’app Razer Phone.

Anche Pininterest ha bloccato temporaneamente il suo servizio di segnalibri virtuali Instapaper, in attesa di adeguarlo alle nuove normative.

Qual è lo stato di applicazione del GDPR in Italia?

Volgendo infine lo sguardo tra le mura di casa facciamo rilevare che, in attesa di un decreto legislativo nazionale, che incorpori le nuove normative comunitarie nel nostro codice, in Italia il GDPR sostituisce integralmente, dal 25 maggio, la vecchia normativa sulla privacy.