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A pochi giorni dal termine ultimo per l’adeguamento al GDPR, delineiamo un quadro complessiva dello stato dei Paesi Europei 

Siamo ormai davvero agli sgoccioli per quanto riguarda l’entrata in vigore definitiva del Regolamento Europeo 2016/679, ovvero il GDPR (General Data Protection Regulation), il cui termine ultimo per l’adeguamento cade questo venerdì, ovvero il 25 maggio 2018.

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Qual’è la condizione attuale dei Paesi Europei rispetto all’adeguamento al GDPR?

I primi dati raccolti in merito a come i diversi Paesi dell’Unione Europea si stiano muovendo e si siano mossi fino ad ora, ci restituiscono un’immagine disomogenea del territorio.

Infatti, al momento, si sono allineati in toto al GDPR solamente 7 Paesi: Francia, Germania, Austria, Olanda, Slovacchia, Svezia e Croazia.

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Sono, invece, 5 i Paesi che si stanno dibattendo con problemi di recepimento della norma, i quali, probabilmente, riusciranno ad allinearsi con un po’ di ritardo (all’incirca tra fine maggio ed i primi di giugno) agli altri. Stiamo parlando di Italia, Spagna, Portogallo, Lettonia e Romania.

Altri 8, purtroppo, sono davvero in alto mare nel processo rispetto al GDPR e sicuramente registreranno notevoli ritardi. Questi Paesi sono: Grecia, Belgio, Slovenia, Lituania, Ungheria, Repubblica Ceca, Cipro e Bulgaria.

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Come reagirà l’Unione Europea ?

Il ritardo nel processo di adeguamento al GDPR non è stato assolutamente visto di buon occhio dal Commissario dell’Unione Europea alla Giustizia, Vera Jourova, la quale ha sottolineato che questa situazione comporterà incertezze legali, che sarebbero state facilmente evitabili. Ciò che viene principalmente imputato ai Paesi è il lungo tempo che hanno avuto a disposizione  per poter avviare le operazioni di adeguamento al GDPR, ovvero più di due anni.

La stessa Jourova ha, inoltre, minacciato tutti i paesi che non sono ancora allineati al Regolamento Europeo di citazione in giudizio, dato proprio l’ampio preavviso che era stato loro concesso.

Sarebbero da ricondurre al ritardo, secondo il Commissario, dibatti interni eccessivamente prolungati e negligenza. La situazione, dunque, è inaccettabile dal momento che si parla di un documento la cui versione definitiva è stata approvata a dicembre 2015.

Al momento, date le circostanza, non è ancora ben chiaro se i Garanti della Privacy potranno iniziare a dar via alle sanzioni presupposte in caso di inadeguamento al GDPR, prima che il decreto sia stato approvato da tutti i parlamenti nazionali.

Non ci resta, dunque, che attendere gli aggiornamenti dei prossimi giorni.