Donna al pc
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Sempre più spesso i genitori sono propensi a condividere notizie riguardanti i loro figli sui social, senza però considerarne tutti i rischi

 

Nell’era della social network mania, non è poi così difficile immaginare quanto il potere dei social abbia ammaliato tutte le generazioni, non solo quella degli adolescenti, perennemente connessi. Nonni, zii e genitori, sono entrati a far parte completamente di questo mondo. E, a ruoli invertiti, oggi sono proprio i più giovani a temere per le possibili violazioni della propria privacy.

 

Uno studio fatto da Microsoft

Bacheche e profili di molti genitori, oggi, sono completamente invase da foto, video e informazioni riguardanti i propri figli, in tutte le fasi della loro vita. Immagini sorridenti del primo compleanno, del primo giorno di scuola, piuttosto che della laurea. Una raffica di dati che ha l’intento di mostrate quanto soddisfatti si è di ogni loro traguardo, ma che di base cela non poca preoccupazione. Lo afferma uno studio condotto da Microsoft, dal titolo “Civiltà, sicurezza e interazione online – 2019”, che ha intervistato adolescenti di età compresa tra i 13 e i 17 anni.

 

adolescente che utilizza lo smartphone

I risultati dello studio

Coinvolgendo più di 12 mila persone, i ricercatori e gli intervistatori hanno rilevato, dai dati provenienti dallo studio, quanto sia alto il rischio percepito dai ragazzi su questo tipo di condivisioni. E non solo rischi relativi alla privacy, ma anche connessi alla sicurezza fisica. Ciò che può risultare difficile da comprendere e considerare, è che i dati immessi in rete (nomi propri, date di nascita, indirizzi, preferenze, gusti di vario tipo) possono essere riutilizzati per furti d’identità o frodi creditizie. Parlando in percentuali, il 42% degli adolescenti intervistati afferma di avere un problema con le pubblicazioni dei loro genitori sui social media. Di questi, almeno il 66% afferma di essere stato vittima di almeno un rischio online, con la preoccupazione che possa accadere di nuovo.

 

Cosa fare, dunque?

Alla luce dei dati ottenuti, è bene ricordare quanto sia utile, non solo per i ragazzi, preservare i dati sensibili. Utilizzare i social con parsimonia è naturalmente il consiglio più immediato. Ma se ciò può fa percepire una certa limitazione cui non si vuol sottostare, si può ricorrere a dei piccoli stratagemmi. L’utilizzo di pseudonimi, ad esempio, al posto del nome reale del proprio figlio. Lo studio di Microsoft riporta alcuni tra i dati che non dovrebbero essere rivelati. “I genitori devono essere attenti, esercitare discrezione e non rivelare inavvertitamente troppo, compresi i nomi completi reali dei bambini, le età, le date di nascita, gli indirizzi di casa, i cognomi da nubile delle madri, le squadre sportive preferite e i nomi degli animali domestici, solo per citare alcuni esempi”.