gps auto aziendali. interviene il garante
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La disposizione del Garante per la protezione dei dati personali sancisce che le aziende dovranno intervenire per modificare le impostazioni di localizzazione delle proprie vetture, al fine di tutelare la privacy dei propri dipendenti. L’intervento dopo la segnalazione di un lavoratore “spiato” dalla sua società.

È la prima volta che un fornitore di servizi (in questo caso quelli di geolocalizzazione) viene obbligato a incorporare il “diritto alla privacy” nelle funzionalità stesse del prodotto che fornisce, fin dalla fase di progettazione. Accade grazie all’intervento dell’Autorità per la privacy, dopo le rimostranze di un dipendente di un’azienda che utilizza il servizio di localizzazione sulle vetture aziendali, e che non si è sentito tutelato rispetto alla geolocalizzazione da parte della società, nel corso delle ore lavorative.

Geolocalizzare, ma con discrezione

I servizi di geolocalizzazione, insomma, dovranno da oggi adeguarsi alla normativa sulla privacy, non solo in materia di protezione dei dati, ma anche rispetto al controllo a distanza dei lavoratori. Il servizio “standard” dovrà essere ripensato già dalla fase di progettazione, modificando in primo luogo gli intervalli di rilevazione della posizione dei veicoli (che attualmente sono compresi tra i trenta e i cento venti secondi) e in secondo il periodo entro cui l’azienda ha il diritto di mantenere questi dati (allo stato attuale, della durata di un anno). Le aziende (che non potranno più nemmeno memorizzazione le mappe dei i percorsi effettuati dai loro dipendenti) saranno ora obbligate a informare chi già usufruisce del servizio della possibilità di modificarne le caratteristiche, così come di quella di disattivare il GPS. Una funzione, quest’ultima, che dovrà obbligatoriamente essere a disposizione, senza costi aggiuntivi.

Le indagini e l’intervento del Garante

Nel caso specifico, l’Autorità ha effettuato alcune indagini di concerto con la Guardia di Finanza, dalle quali è venuto fuori che il sistema di localizzazione controllava passo dopo passo (anzi, chilometro dopo chilometro) tutti gli spostamenti dei dipendenti, violando quindi i cosiddetti “principi di necessità e proporzionalità”. Un controllo di cui, naturalmente, i lavoratori erano rimasti all’oscuro per lungo tempo, fino alla scoperta e la denuncia alle autorità competenti, da parte di uno di loro.

La violazione, in questo caso, risultava doppiamente grave, dal momento che le auto venivano utilizzate anche fuori dall’orario di lavoro, e anche da altre persone (per esempio i familiari dei dipendenti) e quindi questa massiccia raccolta di dati coinvolgeva un numero di persone elevato, e soprattutto molte delle quali risultavano completamente estranee all’attività lavorativa dell’azienda. Dopo la segnalazione di uno dei dipendenti, e le indagini di rito, è arrivato così l’intervento del Garante, che non solo ha vietato l’ulteriore trattamento di dati da parte della società, ma ha anche obbligato il fornitore ad adeguare, fin dalla fase della progettazione, il prodotto alla normativa europea sulla protezione dei dati.

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I miei genitori mi diedero due nomi, Giovanni e Luca: idea elegante, ma poco pratica. Per fortuna, rimediarono soprannominandomi in modo più semplice Gianluca. Ho 38 anni e sono un ragazzo della provincia: Palma Campania, precisamente; scoprire dove si trovi è una sfida avvincente. La mia attività principale è subire le conseguenze dell'essermi abilitato giornalista professionista. Dopo aver maturato alcune esperienze in redazioni radio e TV, oggi scrivo di spettacoli, televisione e teatro principalmente, sebbene ami molto di più il cinema: l'importante nella vita è fare scelte coerenti. Per PSB Privacy e Sicurezza, mi occupo di tecnologia e video game, mantenendo l'obiettivo di informare e, nel contempo, aprire una finestra di aria fresca e leggera sulle notizie.