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Tramite la Geolocalizzazione è possibile individuare la posizione del lavoratore e tracciare il suo percorso. Questo è un trattamento dei dati personali regolamentato dal GDPR

La geolocalizzazione dei veicoli aziendali è stata nuovamente trattata nel nuovo regolamento sulla privacy GDPR 679/2016. La questione è stata oggetto di diverse pronunce da parte dell’Autorità Garante, proprio per quanto riguarda il controllo a distanza del lavoratore sul posto di lavoro.

Questa faccenda se non rispetta le giuste  norme è vietata dallo Statuto dei Diritti dei Lavoratori.

Per essere fedeli alle norme del GDPR e nel rispetto dei diritti del lavoratore, è stata proposta una chiave di lettura del trattamento in un’ottica di Privacy by design e Privacy by default in cui viene anticipata l’analisi dei rischi alla tutela della libertà e dignità dei lavoratori.

La geolocalizzazione implica il trattamento dei dati personali e pertanto l’installazione sulle vetture di sistemi GPS, che siano essi dispositivi mobili dei lavoratori o mezzi di lavoro, deve avvenire nel rispetto della privacy del dipendente.

Nell’attuale GDPR, in riferimento all’art. 88, gli stati membri devono garantire la protezione dei diritti e delle libertà dei dipendenti proprio nel momento in cui qualunque tipo di dato personale venga trattato nell’ambito del rapporto di lavoro.

Geolocalizzazione: il GPS e il GDPR

Di norma installazione di impianti di geolocalizzazione su vetture o su dispositivi che interessano il lavoratore è vietata a meno che non sussistano due condizioni.

La prima riguarda le esigenze lavorative e produttive dell’azienda, nonché esigenze di sicurezza del lavoro o di tutela del patrimonio aziendale.

La seconda condizione riguarda un previo accordo sindacale o in mancanza di un’autorizzazione amministrativa si procede con l’installazione del GPS.

Chiaramente una volta installato il GPS sui veicoli è necessario disporre all’interno del mezzo aziendale un modello semplificato di informativa, basta anche una semplice targhetta in cui vi è scritto che il “veicolo geolocalizzato”.

Inoltre la posizione del veicolo non deve essere monitorata continuativamente ma solo nel caso in cui le auto circolino anche al di fuori degli orari di lavoro.

In ogni caso la quantità di dati raccolta dalla geolocalizzazione fornisce il resoconto dell’attività lavorativa nonché anche dati relativi a terzi estranei.

Appunto per questo le aziende dovranno interessarsi solo a i dati riguardanti il lavoratore in base al principio di minimizzazione e conservarli solo per il periodo strettamente necessario.

Ogni azienda dovrà inoltre fornire le funzioni di disattivazione del dispositivo senza costi aggiuntivi.

GPS sul lavoro

Geolocalizzazione: tracciati anche i dispositivi mobili

I dispositivi mobili sono altrettanto usati dalle aziende per i diversi strumenti come le email, l’accesso ai database, il calendario o agli applicativi aziendale in modo da poter lavorare in qualunque momento e in qualunque luogo.

Anche in questo caso il datore di lavoro tramite un’applicazione, come ad esempio Clickmobile Touch e Click Schedule, installata sullo smartphone del dipendente può verificare le coordinate del GPS durante l’attività lavorativa.

A tal riguardo, il Garante della Privacy ha stabilito che l’uso del GPS sul cellulare fornito al lavoratore è lecito solo se: finalizzato a migliorare un servizio di lavoro, supportare la gestione delle attività di emergenza e a garantire la sicurezza del lavoratore qualora dovesse essere in aree remote o disagiate.

Anche in questo caso l’utente può disattivare la geolocalizzazione quando non è in servizio e le informazioni alla quale l’azienda può accedere devono essere solo dati di localizzazione e non l’attivita continua di spostamento del lavoratore.

Anche in questo caso l’azienda deve rendere chiaro che lo smartphone che viene dato in dotazione al dipendente è geolocalizzabile, infatti deve essere presente un’icona ben visibile sullo schermo.

Geolocalizzazione: abusi  e violazione

Quando un lavoratore sente di essere in presenza di un abuso può intentare una causa di natura giuslavorista nei confronti del datore di lavoro.

Qualora dovesse essere confermato l’eccesso nel controllo dei dipendenti da parte dell’azienda, in base agli articoli 4 e 38 dello Statuto dei lavoratori, bisognerà pagare un ammenda da 154 a €1549.

In casi più gravi si arriva all’ arresto da 15 giorni a un anno o all’applicazione di entrambe le pene.