Giacomo_e_Giancarlo_Matteotti (Fonte Wikipedia)
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Dopo essere scomparso nel pomeriggio del 10 giugno 1924, il cadavere di Giacomo Matteotti fu rinvenuto il 16 agosto in un bosco a Riano

Era mattina presto, tra le 07.30 e le 08.00, quando il corpo del deputato del Partito Socialista Unitario, ormai in completo stato di decomposizione, fu ritrovato dal cane di un certo Ovidio Caratelli (brigadiere dei Carabinieri in licenza). 

Era semisepolto in un bosco (la Macchia della Quartarella), nei pressi di Riano (attualmente nella Città Metropolitana di Roma Capitale). 

Furono i cognati a procedere all’identificazione della salma, il 18 agosto. Purtroppo, fu necessario ricorrere ad una perizia odontoiatrica per riuscire a togliere ogni dubbio sulle origini della salma. 

I funerali a Fratta Polesine

Matteotti era nato il 22 maggio 1885 in Provincia di Rovigo (Veneto), a Fratta Polesine. Quest’ultimo sarebbe stato anche il luogo del riposo eterno di Matteotti, scelto da Benito Mussolini in persona, onde evitare un grande assembramento di folla. Il 21 agosto una numerosa folla partecipò comunque alle esequie del leader antifascista

Lasciava una moglie, Velia Titta (scrittrice e poetessa), e due figli: Giancarlo e Gianmatteo

Il rapimento Giacomo Matteotti

Giacomo Matteotti fu rapito nel pomeriggio del 10 giugno 1924. Si stava recando (a piedi) dalla sua abitazione a Montecitorio, presso la Camera dei Deputati del Regno d’Italia

Abitava in via Giuseppe Pisanelli (Quartiere Flaminio) e per giungere a destinazione scelse di attraversare il Lungotevere Arnaldo da Brescia. Proprio qui, fu caricato a forza su una macchina da 5 esponenti fascisti: Amerigo Dumini, Augusto Malacria, Giuseppe Viola, Albino Volpi e Amleto Poveromo. 

Non si è mai appurato realmente se scopo di questo improvviso rapimento fosse stato quello di spaventare il politico socialista oppure di ucciderlo. 

Matteotti combatté valorosamente per tentare di sfuggire, tanto da essere riuscito a gettare dal finestrino il suo tesserino parlamentare (poi rinvenuto presso il Ponte Risorgimento

Matteotti fu ucciso da Viola perché non riusciva a tenerlo fermo. Venne colpito con un coltello sotto l’ascella e al torace.

Un uomo amante della Libertà e della Democrazia moriva, così, dopo diverse ore di terribile agonia. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.