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Forte sanzione pecuniaria da parte dell’Antitrust per Google, ma il colosso informatico prepara il ricorso.

La multa a Google

Arriva una dura stangata per l’azienda di Mountain View, accusata e condannata da Bruxelles di abusare della propria posizione dominante nel mercato della telefonia mobile. Google, infatti, chiedeva, fin dal 2011, ai produttori di modelli Android, di fornire i propri dispostivi di un pacchetto pre-installato di app Google (Google Search, Chrome, Play Store etc.) e pagava per avere su tali dispositivi esclusivamente Google come motore di ricerca pre-installato.

Le cifre della sanzione sono da capogiro: 4,3 miliardi di euro (che saranno indirizzati al budget comunitario dell’UE), la più alta mai comminata dalla Commissione. Una cifra pari al 40% degli utili ottenuti dall’azienda nel 2017. Google ha 90 giorni per modificare la sua condotta, o rischia di aggravare la sua posizione ed incorrere in ulteriori sanzioni.

Europa

La risposta di Google

Non si è fatta attendere la risposta di Google Inc., arrivata tramite un portavoce dell’azienda: “Android ha creato più scelta per tutti, non minore: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza.

Faremo appello contro la decisione della Commissione”. Dura anche la risposta dell’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, che ha così commentato la sanzione: La Commissione Europea non riconosce quanta scelta Android sia in grado di offrire alle migliaia di produttori di telefoni e operatori di reti mobili che realizzano e vendono dispositivi Android; ai milioni di sviluppatori di app di tutto il mondo che hanno costruito il proprio business con Android; e ai miliardi di consumatori che ora possono permettersi di acquistare e utilizzare dispositivi Android all’avanguardia.

Oggi, grazie ad Android, ci sono più di 24.000 dispositivi, di ogni fascia di prezzo e di oltre 1.300 diversi marchi’’Il CEO ha ricordato, inoltre, l’aspra concorrenza di Android con iOs, il sistema operativo di Apple: “[La Commissione ndr] non tiene in considerazione il fatto che i telefoni Android siano in concorrenza con i telefoni iOS, cosa che è stata confermata dall’89% di coloro che hanno risposto all’indagine di mercato condotta dalla stessa Commissione” e chiude con una frase che spaventa i consumatori Finora il business model di Android ha fatto sì che non abbiamo dovuto far pagare ai produttori di telefoni la nostra tecnologia, ma siamo preoccupati che la decisione di oggi possa turbare l’equilibrio raggiunto con Android e che invii un segnale preoccupante a favore dei sistemi proprietari rispetto alle piattaforme aperte”.

Sarà dunque l’inizio di un futuro in cui Android sarà a pagamento?

Le conseguenze di Google

Nonostante quanto detto poc’anzi, l’intenzione di Google non sarà quella di far pagare il proprio sistema operativo ai produttori. Un mercato florido, in cui l’azienda si è attestata saldamente in testa negli ultimi anni, intrattenendo ottimi rapporti con le varie realtà della telefonia mobile, difficilmente verrà scosso da una sanzione simile, ed ancor più difficilmente Google vorrà mettere in pericolo il corposo business ottenuto da pubblicità ed app tramite Google Play.

Pichai, probabilmente, era molto più intenzionato a mettere in risalto la modalità gratuita dei propri prodotti, piuttosto che minacciare di renderli a pagamento. Non è possibile, poi, pensare che produttori di app e device decidano di cambiare in corso d’opera il sistema operativo su cui lavorano.

Fermo restando che questa sanzione rimane limitata al mercato europeo (e quindi ad una fetta, nonostante corposa, comunque limitata di mercato globale), un cambio di sistema operativo in favore di uno proprietario o alternativo, arrivati a questo punto, sarebbe troppo dispendioso e poco remunerativo.

Se, invece, questa multa fosse stata comminata a Google nel 2008, quando sono stati presentati i fascicoli da parte di Nokia, Windows, iOs e BlackBerry, le cose sarebbero potute andare molto diversamente. Da non dimenticare, inoltre, che il pacchetto Google contiene le app più apprezzate dai consumatori, e sarebbe strano credere che produttori quali Samsung scelgano di abbandonarle in favore di un qualcosa di meno favorito dagli utenti.

GC

La multa a Google è lo sfondo della battaglia EU vs USA

La multa comminata dalla Commisione Europea non è che l’ultima di una lunga serie di sanzioni verso le aziende americane operanti nel settore. Google era stata già multata l’anno scorso per la cifra di 2,4 miliardi, rea di aver favorito il suo prodotto Google Shopping, e tutt’ora sotto inchiesta per Google AdSense, intermediario per gli spazi sui siti web ed accusato di avere il monopolio nel settore dei servizi di raccolta pubblicitaria.

Big G non è l’unica azienda colpita dall’UE:

  • Amazon (250 milioni nel 2017) e Apple (13 miliardi nel 2016) condannati per aver ottenuto vantaggi fiscali illegali in Lussemburgo ed Irlanda;
  • Facebook (110 milioni) per irregolarità nell’acquisto di Whatsapp
  • Qualcomm (997 milioni) per pratiche anti-concorrenziali nella produzione e vendita di processori per apparecchi portatili, rischia una nuova multa per aver danneggiato Nvidia.
Nato a Napoli nel 1993, consegue il diploma di maturità classica presso il liceo Umberto I, dopodiché decide di abbandonare gli studi canonici per dedicarsi alla scrittura ed alla recitazione. Per quest’ultima si trasferirà a Roma, frequentando accademie e laboratori di recitazione, che lo porteranno a tornare a Napoli nel 2017. La scrittura è una passione che, fin dall’adolescenza, è divenuta sempre maggiore, affiancandosi all’amore per il cibo e per i videogiochi.