Paul Cézanne: Les Joueurs de cartes (fonte: Wikipedia)
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Cosa prova chi gioca d’azzardo? Che schemi segue? Andiamo ad analizzare i vari aspetti e le implicazioni psicologiche che si invischiano nelle persone al momento del gioco

Il gioco d’azzardo è un fenomeno diffusissimo in Italia e nel mondo. Milioni di persone, di ogni fascia d’età, si abbandonano al game in tutte le sue forme: gratta e vinci, bingo, lotto, slot machine ecc.

Il poker

 Piccola parentesi. Non è un caso che abbiamo tenuto il Poker fuori da questa lista, nonostante sia comunemente associato all’azzardo.

La linea sottile che separa il Poker dalle altre facce del gioco si esplicita essenzialmente in 2 fattori: la forte componente di perizia e quindi di abilità presente; la limitazione nel compiere un investimento ben definito in uno specifico evento (es. è possibile investire 10 euro in un torneo, ma, da regolamento, fatte le dovute eccezioni, non si avrà l’opportunità di spendere oltre; mentre non c’è limite alle cartelle del bingo o ai gratta e vinci che una persona può acquistare ed è solo questione di fortuna).

Poker
Poker

Ovviamente ciò non esclude completamente il Poker da questa famiglia, bisogna infatti stare bene attenti: è estremamente difficile tenere sotto controllo il gioco e, una persona ormai compromessa, troverà sempre il modo di “azzardare” andando oltre.

Il giocatore (gambler) al momento del gioco, vive uno stato di euforica pace. Intervengono diverse componenti psico emotive che andremo qui ad analizzare:

Tornare ad una condizione infantile

 La costituente ludica del gioco porta l’uomo a regredire ad una forma puerile, fanciullesca. Proprio come da bambini, giocare comporta uno stato di estrema serenità, di completo coinvolgimento: vengono istantaneamente eliminati i pensieri o i problemi che attanagliano la mente ogni giorno, per lasciarsi cullare da una sensazione di ebbrezza, di sospensione, di evasione.

L’investimento economico

 Sfatiamo questo mito: la componente economica potrebbe essere una delle cause che avvicinano le persone al gioco, ma non è assolutamente il motivo per cui si continua a giocare. Non importa vincere o perdere. Si può restare abbagliati da grandi montepremi, dall’illusione di stravolgere la propria vita con ingenti somme, dal giocare per guadagnare o per recuperare, ma non è questo ciò che conta davvero. E allora, cosa si impossessa del giocatore? Della persona? La componente sociale.

La società e il gioco

Il paradosso della società risiede nel demonizzare qualcosa rendendolo legale. Le persone sono attratte da ciò che “moralmente” è ritenuto non conforme ai valori dominanti. Ma perché? L’estrema complessità dell’essere umano, lo porta a sentire il bisogno di non sottostare ai rigidi schemi che lo conducono ogni giorno per mano. Ciò avviene soprattutto nei periodi bui di ognuno, quando ci si sente fragili, e quindi, maggiormente esposti.

Slot Machine
Slot Machine

Il fatto che il gioco sia  legale, permette alla gente di appagare le proprie voglie più recondite in maniera rapida  e soddisfare il bisogno di evasione. Certo il proibizionismo non è la strada da percorrere, ma è eclatante la dissonanza tra le campagne anti gioco dei movimenti filopolitici, e le infinite forme con cui il gaming si estende sotto gli occhi di tutti, trovando nei media un solido alleato. L’uomo si sente stordito dallo scontro fra il bene e il male che lo stato fa contro se stesso, e i risultati sono spesso deleteri.

I soldi

I soldi non sono importanti per il giocatore ossessivo. Ancora una volta, è la società a farla da padrone. Da cosa proviene il brivido che penetra le persone al momento dell’azzardo, del rischio estremo? La moneta può essere o meno rilevante per l’uomo, ma non è questo ciò che conta. I soldi sono il nuovo Dio del vivere comune. L’importanza che questi hanno nel sociale pone i gambler in un irresistibile contesto.

roulette
roulette

Pensiamo ad esempio alla roulette: scommettere notevoli somme a questo gioco, come a molti altri, prevede una condizione fondamentale: la possibiltà di perdere in breve tempo qualcosa che per la società è ritenuto tanto importante attrae incredibilmente le persone.

Da ciò si evince la guerra interiore tra l’uomo, i suoi istinti profondi, l’inconscio che emerge e la violenza contro natura che consiste nell’ingabbiarlo in rigidi schemi sociali. Un animo predisposto, un animo ribelle, un animo che ha accarezzato il piacere dell’evasione, trova nel gioco una forma di difesa, una forma di ribellione.

L’abitudine al gioco

Ovviamente il gioco diviene abitudine e come tale, estremamente complessa da estirpare; la ripetizione genera piacere in quanto si trova sicurezza in un gesto consueto, e rinunciare al piacere non è mai facile per l’uomo. Non giocare porta un vuoto dentro, che in qualche modo, andrà superato: è esattamente ciò che accade nell’elaborazione del lutto: maggiore era il piacere collegato ad una persona, maggiore sarà il dolore che subentrerà quando questa verrà a mancare.

Gioco d'azzardo
Gioco d’azzardo

Oltretutto, è facile trovare nel gioco uno scopo alla propria esistenza. La frequentazione di circoli o sale apposite, l’essere considerato “qualcuno” in un certo mondo, genera un senso di appartenenza, porta autostima, guidando alla affermazione della propria identità: in quel contesto, i giocatori si sentono vivi perché sono qualcuno, perché esistono, perché riescono a collocarsi in una comunità che li accetta. Privarsi di ciò è destabilizzante e prevede duri periodi di recupero: equivale ad una vera e propria astinenza.

L’incantesimo del gioco

I Gambler ossessivi al momento del gioco sono condotti da una vera e propria infatuazione, da un amore distorto. Ore di gioco sembrano volare in un attimo e le tasche si svuotano prima che ci si renda conto di ciò che sta accadendo. In fondo, se ci pensiamo, quando si è “felici” il tempo passa rapidamente e non ci si chiede cosa sta succedendo, si vive e basta.

Questi sono solo alcuni tra i maggiori e più frequenti fattori che penetrano i giocatori. È impossibile stilare una lista completa: diverse componenti variano da persona a persona e dipendono dal proprio vissuto.

Dopo il gioco

Quando il momento del gioco finisce, soprattutto nel caso in cui ci si rende conto di aver perso molto, subentra il senso di colpa: per aver perso, per aver fatto qualcosa che è giudicato sbagliato da una società fuorviante, perché è finita una situazione di piacere che potrebbe durare all’infinito. La soddisfazione proveniente da una vincita non sarà mai equiparabile a quella provata nel momento del gioco. Tocca allora tornare alla realtà, sciogliere l’incantesimo, affrontare una vita in cui ci si sente piccoli, inesistenti, senza alcuna guida, senza alcuna direzione.

Milioni sono le persone rovinate dal gioco, e la scienza lo considera una vera e propria patologia:”la Ludopatia“. Le campagne di sensibilizzazione, ad ogni modo, devono essere supportate da azioni concrete, da percorsi di recupero e affiancamento da parte di esperti con la preparazione specifica per affrontare una problematica presente ad ogni angolo di strada.