La morte di Giulio Cesare nella tela di Vincenzo Camuccini (Fonte Wikipedia)
La morte di Giulio Cesare nella tela di Vincenzo Camuccini (Fonte Wikipedia)
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Era il 15 marzo del 44 a. C., le celebri Idi di marzo, quando Giulio Cesare morì per mano di vili congiurati

La morte di Caio Giulio Cesare è troppo importante storicamente per non ricordarla nel giorno in cui è avvenuto il terribile avvenimento.

Vogliamo parlare dei motivi che portarono diversi illustri personaggi dell’epoca a partecipare all’omicidio del più famoso personaggio dell’epoca. Cesare ricevette, in quell’occasione, diverse ferite ma solo una fu fatale, al petto.

Questa informazione la dobbiamo all’autopsia, una delle prime ricordate nella Storia, effettuata dal medico Antistio e riportato da Svetonio.

Un misto di pompeiani, repubblicani e… cesariani

La congiura che portò alla morte di Cesare fu figlia di molti padri. Presero parte all’organizzazione dell’infausto delitto repubblicani, pompeiani e cesariani. Per ogni gruppo il movente fu diverso.

I repubblicani erano timorosi di veder scomparire la Repubblica di Roma e il sistema di potere ad essa connessa con una Dittatura guidata da Cesare. I latini questa tendenza come adfectatio regni (aspirazione alla tirannide).

I pompeiani, fautori di Gneo Pompeo Magno e dei suoi figli, volevano vendicarsi dell’uomo che aveva distrutto le ambizioni del vincitore di Mitridate e della sua famiglia.

Una parte dei cesariani era ostile al loro capo o per un repubblicanesimo esasperato, come nel caso del generale di cavalleria Tito Labieno (che aveva combattuto con i figli di Pompeo contro Cesare nella battaglia di Munda, il 17 marzo del 45 a. C.), o per ambizione, come nel caso di Gaio Trebonio.

Quest’ultimo era stato fino a poco tempo prima un cesariano di ferro ma la sete di poteri e nuovi riconoscimenti lo rese cieco di fronte alla riconoscenza che doveva a Giulio Cesare.

Furono circa venti i senatori che presero parte al proditorio attacco, avvenuto nella Curia di Pompeo (attuale Area Sacra di Torre Argentina).

Perché proprio alle Idi di marzo?

Il giorno delle Idi di marzo, giorno festivo dedicato al Dio della Guerra Marte, era l’ultimo utile per colpire Cesare, che sarebbe entrato alla riunione del Senato senza scorta, per via della promessa di protezione effettuata dallo stesso Senato qualche tempo prima.

Tre giorni dopo sarebbe dovuto partire per il Vicino Oriente, dove lo attendevano le sue legioni, pronte per iniziare la spedizione militare contro i Parti e vendicare così l’umiliazione della disfatta romana di Canne (53 a. C.).

 

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.