Hikikomori
Hikikomori
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Gli Hikokomori rappresentano la patologia del nuovo millennio, la cosiddetta “malattia del computer”

Hikikomori è un termine giapponese coniato per descrivere i ragazzi tra i 15 e i 25 anni che vivono completamente isolati nella loro camera da letto, collegati al mondo esterno, solo da un computer o uno smartphone. Identificare le cause di questa  patologia in un attaccamento eccessivo alla tecnologia sarebbe sottovalutare e sminuire un problema che ha radici sociali e strettamente psicologiche.

Dove comincia il problema?

Costoro sovente sono individui che abitano ai margini dei gruppi sociali. La problematica  si presenta solitamente a scuola, dove le pressioni a cui si è sottoposti  iniziano a diventare insostenibili per ragazzi estremamente fragili.

L’edificio scolastico diventa uno scenario dove ci si trova a combattere su più fronti: se da un lato si entra in un sistema di competizione al fine di un’autorealizzazione didattica imposta quasi come unico scopo della vita, dall’altro i meccanismi che portano le persone a dover affrontare vere e proprie performance attoriali per essere accettati in un grembo sociale divengono inaccettabili. Il primo passo è quindi l’abbandono della scuola e la reclusione in casa.

Fino a quando le tensioni in famiglia si accentuano al punto da limitare i confini del perimetro di esistenza alle mura della propria camera. Ultimo passo registrato di questa problematica è poi l’alternanza giorno-notte: gli Hikikomori tendono a  vivere di notte e dormire di giorno, sentendosi maggiormente protetti dal velo della luna e trovando conforto in una ulteriore forma di estraniazione.

Un ghetto autoimposto

Ma è possibile vivere tutta la vita all’interno di una stanza? Ciò che si perde è sicuramente il contatto umano con la sua forte componente emotiva e la sfera esperienziale legata al vivere il mondo esterno sulla propria pelle come parte attiva: dipingere quel quadro e non solo essere uno spettatore passivo dallo schermo di un computer. Si può sicuramente definire questa patologia come un stato estremo di emarginazione.

Ma queste persone erano emarginate anche prima della loro autoreclusione. Si dovrebbe allora intervenire all’origine, agendo già alle prime avvisaglie del problema: tendenze ad isolarsi e ad autoescludersi dalle attività di gruppo, frequenza assidua nelle chat o a mangiare spesso nella propria camera.

Sottolineiamo  inoltre l’importanza nella prevenzione di ogni forma di emarginazione (familiare, scolastica ecc.), favorendo invece l’inclusione, l’integrazione e il dialogo in qualsiasi contesto sociale. È bene far presente che i casi più estremi non escono dalla loro stanza nemmeno per mangiare o andare al bagno.

Una realtà a sé stante

Pensare agli Hikikomori come eremiti del nuovo millennio, che vivono completamente dissociati dal mondo si rivela quasi sempre errato.

Il computer appare in questo caso come un arma a doppio taglio. Da un lato è lo strumento che li tiene “intrappolati” : essi trovano nel mondo virtuale (spesso nei videogames) una forma di autorealizzazione e un appagamento che li porta a creare una realtà in cui sentirsi accettati, vedersi protagonisti. Dall’altro lato il web diviene una finestra sul mondo grazie al quale possono essere in qualsiasi momento aggiornati su ciò che accade nella vita “reale”.

Spesso questi ragazzi sono molto più informati di persone cosiddette “normali”. Inoltre la rete permette di studiare e acculturarsi a sazietà, infatti ci troviamo quasi sempre di fronte a individui molto intelligenti. Ciò che a loro manca, è tutto il resto: l’esperienza vissuta in prima persona del mondo fuori da quelle mura.

Hikikomori tra Giappone e Italia

Sono oltre 500.000 i casi registrati in Giappone e oltre 100.000 quelli in Italia. Sperando di aver dato un quadro esaustivo sugli Hikikomori vogliamo comunque invitare a non considerare come diverso chi fa scelte apparentemente a noi incomprensibili, e a tendere entrambi gli orecchi a chi non riesce a chiedere aiuto nelle forme più consone ai nostri modi di fare, perché spesso sono quelli che ne hanno maggiormente bisogno.