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L’articolo 110/bis tra lacrime e insensibilità

La regolarizzazione degli immigrati, peculiare prerogativa del Ministro Bellanova, ha scatenato un’altra ondata di indifferenza verso il prossimo.
Lacrime versate, per un “mondo” intriso di prevaricazioni e soprusi, commentate con scarso senso di delicatezza, nei confronti di una donna che ha lavorato nei campi.

Teresa Bellanova – Titolare del Dicastero delle politiche agricole alimentari e forestali – non ha mosso nessun appunto, nei confronti di chi la aveva paragonata alla Fornero, asserendo che la commozione doveva essere per gli italiani in crisi, ma  ha tenuto a precisare l’importanza di riconoscere dignità alle persone senza voce,  quelle impercettibili alla Comunità.

Non si toglie lavoro agli Italiani; la regolarizzazione degli immigrati può – anzi deve – condividere l’impegno nel settore degli Italiani disposti ad inserirsi.
“Il lavoro nei campi è un lavoro nobile e bisogna considerare che è anche un lavoro di competenze specifiche ed appropriate professionalità” ha dichiarato la Ministra, nata a Ceglie Messapico.

E’ indubbio che normare il fenomeno significa rafforzare anche gli imprenditori; aziende agricole nella morsa del caporalato non sono mancate e, appunto, se si connota il settore di regole è evidente che a beneficiarne saranno italiani e immigrati.
D’altra parte, in un frangente come quello attuale, le aziende interessate hanno assoluta necessità di poter contare su mano d’opera; almeno per arginare i danni.

Una “musica” di miliardi di euro

Nella smorfia napoletana il 55 corrisponde alla musica, ma a quanto pare la musica, nel contesto politico non cambia. Il giogo, cui sono sottoposti gli “invisibili” in argomento, non è una scoperta nuova; anche in tempi recenti – quelli in cui  Ministeri di primaria strategia nella lotta alla legalità erano appannaggio di chi oggi sembra dileggiare un obiettivo raggiunto nell’interesse comune – determinati fenomeni erano conosciuti e assai utilizzati.

E, di certo, l’origine della Ministra non è certamente avulsa, nella materia in argomento,  da competenze e cognizioni precise. Collaboratrici domestiche e badanti non fanno eccezione; avere a che fare con delle identità non riconosciute, non è di certo un vanto per un Paese civile.

Tuttavia la “musica” non cambia anche da un altro punto di “svista”; erano state annunciate gratificazioni – certamente meritate e dovute – per gli eroi di questo tempo; medici, infermieri, personale sanitario, sono tutti, improvvisamente, diventati gli invisibili di turno. Nessun cenno, a quanto sembra, nel “Rilancio”.
Eppure hanno salvato la vita a tanti, rischiando la loro; e sono ancora sul terreno di battaglia.

Le difficoltà di attuazione

Le soluzioni sono attese, ma la fiducia è stata messa a dura prova; già il nome non è assai gradito all’immaginario collettivo. Il decreto viene inteso come una sorta di oasi nel deserto; ci si disseta momentaneamente, ma il problema è il ripiano delle problematiche di tanti settori.

Il turismo, ad esempio, è all’agonia, così come sono assai in crisi ristoratori, bar e il cosiddetto “turismo culturale”, quello che muove tantissime persone in occasione di eventi, congressi e convegni. L’Italia da lunedì apre di più e deve accettare il rischio di convivere con il virus; dipende dalle zone, ma è importante stare attenti e avere contezza dei tempi che ci attendono.
Sarà, tuttavia, necessario comprendere le norme sanitarie; devono essere chiare, dirimenti e precise per tutti.

Mentre la burocrazia deve essere, assolutamente, “sveltita”, non si può pensare di continuare, però, per molti mesi a reggere tale situazione. Si paventano periodi difficili, con la seria prospettiva di aziende definitivamente compromesse.
Sarà imprescindibile il supporto Europeo, con l’auspico che, nelle diatribe politiche afferenti all’argomento, la musica – sempre quella – cambi.

Nel mentre lo speriamo, come sempre auguri a noi.

Raimondo Miele