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Accesa competizione tra Google e Intel per gli occhiali del futuro.

I primi occhiali intelligenti furono i Google Glass, utilizzati inizialmente dagli sviluppatori per la convention Google I\O del 2013, che si tiene annualmente a San Francisco. Il progetto fu realizzato da una branca di Google, specializzata nella ricerca e nello sviluppo tecnologico. Per testare il primo prototipo, Google stabilì che nel mese di aprile del 2014 sarebbe stato venduto negli Stati Uniti d’America per la modica cifra di millecinquecento dollari (più tasse ovviamente!!). L’opportunità fu resa circoscritta al solo giorno del 15 aprile, fino ad esaurimento delle scorte.

Il sogno infranto

La società di Mountain View iniziò a vendere sul Mercato questo apparecchio partendo dal Regno Unito di Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord, tramite Google Play Store, ad un prezzo di mille sterline. Sempre nel 2014 Google comunicò che gli occhiali da loro brevettati sarebbero stati prodotti dall’azienda italiana, leader globale nel settore delle lenti e delle montature di occhiali, Luxottica. Per pubblicizzare l’innovativa marca, i Google Glass  vennero utilizzati al Summerslam, una speciale competizione della World Wrestling Entertainment. Nel mese di agosto 2014 Google registrò un nuovo brevetto, che alterava il design dei Google Glass, presso l’United States Patent and Trademark Office (ufficio amministrativo americano che rilascia i brevetti e i marchi depositati negli USA). A partire dal 5 ottobre 2015 Google divenne di proprietà della holding Alphabet, ma alla sua guida rimase uno dei suoi due fondatori, Larry Page (l’altro è l’imprenditore moscovita Sergei Michailovic Brin. Nel mese di gennaio 2016 Google fu costretta a chiudere il progetto degli occhiali per problemi interni. Ciononostante un nuovo prodotto (denominato Glass at Work) è stato messo sul mercato, l’anno scorso, al prezzo di mille cinquecentocinquanta euro.

Privacy

Google ha ultimamente annunciato che non saranno accolti e quindi neppure venduti nei punti vendita della società occhiali con applicazioni che siano capaci di eseguire il riconoscimento facciale. Questa decisione è stata motivata per la nuova attenzione che l’Unione Europea, e non solo, ha posto nei riguardi della privacy e della sicurezza informatica tramite il GDPR (General Data Protection Regulation). Bisogna stare molto attenti a non confondersi con alcune parole della lingua inglese: infatti face detection in italiano si può tradurre con individuazione delle facce (all’interno di un’immagine) e questo non è reato. Mentre la face recognition, ovvero il riconoscimento facciale, è un reato non essendo consentito dalla legge.

Programma Vault

Anche Intel Corporation, ultima azienda tecnologica in ordine di tempo ad averci investito dei soldi, abbandona il programma conosciuto come Vault. Questa società fu fondata nel 1968 da Robert Noyce e Gordon Moore, ma arrivò ad essere una delle maggiori multinazionali statunitensi del settore tecnologico grazie ad Andrew Grove, che la guidò dalla fondazione fino agli anni novanta, periodo in cui andò in pensione. Il nome completo della società è Integrated Electronics Corporation, solo successivamente le prime due parole sarebbero state abbreviate in Intel. Ha la sua sede a Santa Clara in California, ed è il leader mondiale dei costruttori di apparecchi elettronici semiconduttori (come i microchip o le schede madri).

Investimenti insufficienti

L’azienda californiana ha informato la stampa che il New Devices Group (NDG), la divisione aziendale che si stava occupando degli apparecchi indossabili, sarà soppresso per mancanza di investimenti. Pertanto un ulteriore sviluppo del Vault non è stato programmato, almeno non nell’immediato futuro.

Tentativo non del tutto fallimentare

Questa decisione comporterà un incerto futuro per le duecento persone che stavano lavorando alla NDG, divisione che stava portando avanti anche altri piani ambiziosi come per esempio i braccialetti fitness. L’intendimento iniziale di Intel era quello di vendere la quota di maggioranza del gruppo per 350 milioni di dollari, ma l’iniziativa non ha riscosso il successo sperato. Per questo motivo è stato deciso di chiudere. A differenza dei Google Glass, i piccoli occhiali di Intel sono stati progettati con un disegno che ricorda quello degli occhiali classici, consentendo all’immagine di essere rimandata direttamente sulla retina dell’occhio; in questo modo l’immagine sarebbe sempre messa a fuoco. Il rammarico per questo fallimento sta nel fatto che il prezzo doveva essere molto probabilmente “popolare” visto che la Intel voleva mettere in vendita gli smart glass nei negozi di ottica.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.