A Milano si inaugura domani, martedì 17 dicembre, una mostra sulle Grandi Macchine (fonte grandenapoli.it)
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Le Grandi Macchine, nome con cui vengono identificate strutture realizzate dai fedeli di varie città italiane e portate a spalla in occasione di determinate festività religiose, saranno protagoniste di una speciale mostra a Milano

L’esposizione, allestita presso la Chiesa di San Sisto ed arricchita dalla presenza di dispositivi tecnologici, vedrà tra le sue opere anche alcuni dei noti Gigli di Nola.

Le Grandi Macchine Patrimonio Unesco dell’Umanità

La mostra sulle Grandi Macchine, che sarà inaugurata domani, martedì 17 dicembre, a Milano, mira ad illustrare gli aspetti più importanti legati ad alcune tradizioni religiose popolari. Protagoniste saranno le opere realizzate in occasione di specifiche festività da associazioni facenti parte della Rete delle grandi macchine a spalla italiane, la quale, in virtù del suo elevato valore antropologico, ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco. A tale consorzio aderiscono i comitati organizzatori di 4 celebrazioni: la Festa di Santa Rosa di Viterbo; la Varia di Palmi (Provincia di Reggio Calabria); la Faradda dei Candelieri di Sassari e la Festa dei Gigli di Nola (Provincia di Napoli).

Studio Museo Francesco Messina come location della mostra

La mostra andrà oltre la semplice rappresentazione materiale delle Grandi Macchine, alcune delle quali sono state portate per l’occasione nella sede espositiva scelta dal Comune di Milano insieme all’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia del Mibact: la Chiesa di San Sisto, edificio di culto ormai sconsacrato, diventato sede dello Studio Museo intitolato allo scultore Francesco Messina.

Nella scelta del titolo assegnato all’allestimento, “Con straordinario trasporto”, ne è stato riassunto al meglio il senso e l’obiettivo: raccontare qualcosa che supera la dimensione della normalità, sia materiale che spirituale.

Una mostra per raccontare lo “straordinario”

Le Grandi Macchine, infatti, sono opere che richiedono diversi mesi di preparazione in virtù delle loro dimensioni: si va dai 16 metri di altezza che caratterizzano la Madonna in Cielo, guglia portata in processione a Palmi nell’ultima domenica di agosto, ai 30 che contraddistinguono il Volo d’Angeli, una sorta di torre che percorre le strade di Viterbo in onore di Santa Rosa.

La tecnologia, con gli “affreschi digitali”, consentirà un’immersione nel contesti religiosi e popolari delle Grandi Macchine (fonte Corriere Roma)

Molto laboriosa è altresì la creazione dei Candelieri di Sassari, i quali, rappresentando le 11 corporazioni della città sarda, ricordano lo scampato pericolo della peste del 1652, e dei Gigli di Nola, obelischi che celebrano il ritorno del Vescovo Paolino, sfuggito ai Goti di Alarico nel V secolo d.C. Ciò che permette di realizzare questi imponenti apparati ma soprattutto di trasportarli per molte ore in occasione delle festività dedicate a specifici santi è non solo la forza fisica ma anche, e per alcuni soprattutto, quella della devozione.

Rappresentazione affidata anche agli “affreschi digitali”

“Con straordinario trasporto” cercherà di immergere i visitatori nell’atmosfera che si vive a Viterbo, Palmi, Sassari e Nola nei giorni dedicati ai rispettivi protettori. Nel perseguire questo scopo, gli allestitori hanno puntato molto sull’ausilio della tecnologia. Infatti, attraverso una serie di schermi multimediali, ribattezzati con il nome di “affreschi digitali”, si potranno visualizzare i momenti più salienti delle varie festività. I video proiettati nella mostra sono stati estrapolati da due documentari realizzati da Francesco De Melis, intitolati rispettivamente “Un patrimonio sulle spalle” e “Prodigio in slow motion”.

Grandi Macchine accomunate dallo stesso “impeto”

“Quello che muove le Grandi Macchine è un impeto comune che le conduce alla meta – ha affermato alla vigilia dell’inaugurazione della mostra la curatrice Patrizia Giancotti – Sono la metafora dell’impresa impossibile. Il trasporto volontario di pesi a scopo rituale è una pratica comune a molti popoli. Ci si carica sulle spalle ciò a cui si dà valore e si dimostra  – ha così concluso Giancotti – che “insieme” si possono raggiungere obiettivi sorprendenti al di là dei propri limiti».

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.