Gruppi dediti al crimine informatico nella top ten dell’INTERPOL

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I gruppi criminali informatici appartengono a 180 diverse nazionalità e si dividono la piazza di spaccio europea
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Bande tecnologicamente all’avanguardia: la nuova frontiera criminale. I gruppi criminali informatici appartengono a 180 diverse nazionalità e si dividono la piazza di spaccio europea

Il business del crimine informatico

L’informatica è uno strumento indubbiamente capace di migliorare la vita ed il lavoro delle persone. Questa affermazione è talmente veritiera che ad adottare mezzi tecnologicamente all’avanguardia è anche la criminalità organizzata, che ne ha tratto nuove opportunità per ampliare i propri traffici.

I sistemi di tracciamento informatico e di penetrazione nei sistemi dove sono custoditi dati spesso più preziosi del denaro stanno attraendo sempre più il crimine organizzato, che ormai dispone di esperti di altissimo livello dotati di software sempre più avanzati.

Il volume di affari che tali organizzazioni muovono a volte riesce ad attrarre anche esperti di cyber guerra di provenienza governativa, che non disdegnano un secondo lavoro ben retribuito, potenziando dunque enormemente il volume di fuoco a disposizione dei gruppi criminali.

Europa, Europol e rapporto Socta

Lo scenario che maggiormente attrae gli appetiti informatici delle mafie internazionali sembra essere diventato l’Europa, con il suo enorme potenziale economico, la sua numerosa popolazione, ma, anche e soprattutto, le sue divisioni, i disaccordi tra gli stati membri e la mancanza di una vera e propria intelligence federale in stile statunitense (con competenza sull’intero territorio dell’Unione).

La controparte europea dell’FBI americana è l’Europol, che però, rispetto all’equivalente statunitense, ha minori poteri, risorse limitate e decisamente meno collaborazione sul campo. La stessa Europol ha redatto il rapporto Socta sullo stato del crimine informatico in Europa, da cui derivano scenari presenti, e soprattutto futuri, decisamente inquietanti.

I numeri del Socta

Secondo l’indagine, sul territorio dell’Unione Europea agiscono almeno 5.000 Gruppi di Crimine Organizzato (GCO), i cui affiliati provengono da oltre 180 nazioni. Quasi tutti questi grandi gruppi sono coinvolti in attività illecite in più di un settore. Colpisce che quasi tutti stiano migliorando la propria capacità informatica asservita alle attività illecite, che spaziano dai traffici consueti fino alle frontiere del ransomware o dello spionaggio industriale e bancario.

In relazione all’aumento incontrollato dei flussi migratori verso l’Europa, anche il furto di documenti e di identità digitale sta scalando rapidamente la classifica dell’illecito. Parallelamente, però, il riciclaggio di denaro sporco e la vendita online di prodotti contraffatti o illegali continua a mantenere notevoli quote del giro d’affari delle multinazionali del malaffare.

Il rapporto individua cinque priorità di contrasto agli illeciti. La prima, la più innovativa, è la creazione di vere e proprie organizzazioni che offrono attività di alto profilo informatico per portare a conclusione qualsiasi tipologia di cyber attacco, anche con software di provenienza governativa e da agenzie di intelligence. Il modello che ne deriva è definito CaaS (Crime-as-a-Service).

Il secondo livello è costituito dal consueto traffico di droga, che oggi vede l’Europa come la principale piazza di spaccio mondiale, dove il mercato delle droghe sintetiche continua la sua espansione ed internet è un perfetto strumento in mano ai pusher.

La tecnologia dei droni, da sola, giustifica i massicci investimenti in sviluppo di velivoli capaci di trasportare pesi considerevoli su lunghe distanze, così da poter spostare carichi di droga tra le frontiere o tra le piazze di spaccio cittadine.

Il traffico di migranti utilizza sofisticati strumenti di tracciamento e di intercettazione, oltre che la rete per dirigere le operazioni a terra ed in mare. I reati contro la proprietà, seppur su scala internazionale, richiedono ovviamente una fine rete di coordinamento, ottimamente rifornita attraverso gli strumenti sul web.

Il selvaggio WEB

I grandi gruppi criminali hanno cominciato ad apprezzare le nuove tecnologie in risposta alla loro adozione da parte delle forze di polizia, sostanzialmente come contromisure per neutralizzare le capacità di intercettazione e di interdizione dei corpi statali.

Successivamente, però, le opportunità di dilagare in settori poco protetti, quali il commercio elettronico, le transazioni bancarie e la minima cultura della sicurezza informatica, hanno facilmente convinto i cyber criminali ad adottare tecnologie sofisticate e ad assoldare le migliori menti hacker disponibili.

In definitiva, è come essere tornati ai tempi del selvaggio West americano, dove i “cattivi” spadroneggiavano ed i cittadini erano indifesi.

Spiati dalle nostre stesse case

L’internet of things renderà la vita sempre più facile ai criminali, capaci di infiltrarsi nelle maglie deboli delle reti wi-fi casalinghe e di disabilitare allarmi e telecamere, oppure di utilizzare smartphones, devices e sensori sparsi per casa allo scopo di controllare la presenza o assenza dei proprietari, come anche di spiarne via web le abitudini.

Guardie e ladri virtuali

Droni, logistica evoluta, capacità avanzata di stampa in 3D garantiscono un vantaggio competitivo di cui i grandi gruppi criminali non hanno mai goduto in precedenza, disegnando uno scenario realmente inquietante ed in continuo sviluppo.

Tutto questo non è altro che la continua rincorsa tra il cannone e la corazza, cioè tra attacco e difesa. Crimine e polizia si inseguono a vicenda alternandosi nella corsa all’armamento o alla difesa migliore; l’importante è, però, la percezione della reale minaccia e l’adozione tempestiva delle opportune contromisure.