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Nel centoventesimo anniversario della nascita del grande autore napoletano, ricordiamo la genesi di una delle commedie più celebri

Centoventi anni di Eduardo.
Centoventi anni di un genio che ha segnato il punto di arrivo di una fase del teatro napoletano che parte da Antonio Petito, passa per la riforma di Eduardo Scarpetta e per l’originalità di Raffaele Viviani, ed arriva fino al suo teatro.

Figlio naturale proprio di Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo (nipote della moglie, Rosa) Eduardo è la straordinaria esemplificazione di come la vicenda teatrale di un attore, drammaturgo e capocomico si intrecci, imprescindibilmente, con la vita dell’uomo che s’annida dietro la sua straordinaria professione.  

Scrivere di Eduardo significa, sempre, scrivere del suo teatro e di come quest’ultimo abbia saputo raccontare le vicende, le mutazioni, i costumi del secolo scorso.

Tutta la sua produzione teatrale, infatti, è strettamente correlata al tempo in cui Eduardo scrive ed all’umorismo (nell’accezione strettamente pirandelliana) grazie al quale il grande autore napoletano riesce a “trattare” l’ambivalenza di un’epoca in costante decadenza, nonostante l’effimero ottimismo del dopoguerra con il capolavoro Napoli milionaria.

Tra le commedie della Cantata dei giorni dispari, ovvero quella raccolta di commedie che partano dal 1945, proprio con Napoli milionaria, che segnano il definitivo abbandono della stagione del Teatro Umoristico I De Filippo, c’è sicuramente Questi fantasmi.

Fortunatamente, ancora oggi, in molti conoscono questo capolavoro assoluto, ecco però le curiosità che caratterizzano la nascita della commedia

1) In Eduardo l’idea della commedia nasce durante una festa.
I padroni di casa ingaggiano un prestigiatore per l’intrattenimento. Si comincia a parlare dell’esistenza dei fantasmi e questi si avvicina a Eduardo dicendo: «Voi non credete ai fantasmi? Io ho visto un fantasma due o tre volte. Tornando a casa mia, ho aperto la porta e vedo un signore che esce. Prende il cappotto, il cappello, mi saluta e se ne va. Chiedevo spiegazioni a mia moglie, ma lei mi rispondeva di non aver visto niente…»;

2) La sua genesi risale agli anni ’30, quelli del Teatro Umoristico, quando Eduardo comincia a scrivere una bozza del primo atto, intitolato Tutto per tutto. Non a caso, tra gli interpreti figurava anche Peppino;

3) Il drammaturgo, con ogni probabilità, quando pensa al palazzo della commedia, trae ispirazione da quello in cui andò ad abitare Eduardo Scarpetta: a causa di difficoltà economiche, la famiglia dovette adattarsi in un alloggio di fortuna. La madre di Scarpetta, infatti, costrinse il marito ad abbandonare nel giro di poco tempo l’appartamento perché appurò che lo stesso era “abitato” da fantasmi;

4) Molti elementi della commedia si rifanno alla tradizione comica napoletana: per il personaggio di Rafele, ad esempio, Eduardo dichiara di essersi ispirato a Pulcinella;

5) Chi è il professore Sant’Anna? Eduardo disse ai critici: «è l’occhio del mondo che ci scruta, che ci giudica, ci perseguita e al quale dobbiamo rendere conto».

 

Ferdinando Guarino
[Esperto della valorizzazione e promozione del patrimonio culturale, Ricercatore presso Università di Salerno, collaboratore esterno UILA Campania]