I nostri amici a 4 zampe sono i migliori alleati nella lotta ai tumori
Da sempre i cani sono considerati i migliori amici dell’uomo, ogni giorno ci stupiscono. Sono animali versatili, il loro contributo è indispensabile in molti ambiti come la lotta al crimine, la ricerca e il soccorso e negli ultimi anni anche nella lotta contro i tumori
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Da sempre i cani sono considerati i migliori amici dell’uomo, ogni giorno ci stupiscono. Sono animali versatili, il loro contributo è indispensabile in molti ambiti come la lotta al crimine, la ricerca e il soccorso e negli ultimi anni anche nella lotta contro i tumori

Gli studi condotti in questi anni hanno dimostrato che i cani sono capaci, grazie alle loro strabilianti capacità olfattive, di rilevare la presenza di tumori con una precisione del 98%, in alcuni casi, ancora prima che i marker tumorali fossero evidenti negli altri esami diagnostici.

Come fanno i cani a scovare i tumori?  

Già da qualche tempo si sono susseguiti numerosi esperimenti aventi come protagonisti i nostri amici a quattro zampe, gli scienziati hanno addestrato i cani a riconoscere cellule tumorali nell’urina umana.

Più che di scienza alcuni potrebbero pensare che si stia parlando di fantascienza, ed invece no, ormai sono tante le prove che dimostrano le abilità di questi fantastici animali. I cani sono dotati di 220 milioni di recettori olfattivi, un numero esorbitante se paragonato ai soli 5 milioni di cui è provvisto l’uomo, grazie e al loro super-olfatto, sono in grado di individuare dei particolari composti organici volati, detti VOC. Queste molecole sono prodotte solo dal metabolismo dei tessuti tumorali che segue una crescita e sviluppo diversi rispetto alle cellule sane.

La prima testimonianza, in tal senso risale al 1989, è stata pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet. All’epoca due dottori riportarono che il cane di una loro paziente aveva iniziato insistentemente ad annusarle un neo per diverse ore al giorno, la donna allarmata dal comportamento insolito dell’animale dopo alcuni esami scoprì che si trattava di un melanoma maligno.

Da quel momento sono stati condotti diversi studi in questo settore dalla comunità medica internazionale; non sempre, però, si è giunti a risultati soddisfacenti. Secondo gli scienziati che hanno condotto le ricerche, molto dipende dal metodo sperimentale utilizzato nell’addestramento canino. Invero, gli studi basati sul cosiddetto metodo del doppio cieco, quello cioè dove né i ricercatori né gli addestratori conoscevano la provenienza del campione e se lo stesso fosse o meno di un soggetto affetto da tumore, sono stati abbastanza deludenti. Il motivo del fallimento di questo tipo di sperimentazione risiederebbe nella mancanza di uno dei presupposti fondamentali dell’addestramento: l’assenza di una ricompensa proporzionata all’impegno del cane. Il ricercatore, non sapendo se il cane avesse o meno individuato il campione corretto, non poteva ricompensarlo adeguatamente: così facendo veniva meno il meccanismo di rinforzo legato all’approvazione del padrone.

Fortunatamente la ricerca in questo settore non si è fermata, migliorando i metodi addestrativi, nell’arco di un trentennio gli scienziati hanno confermato che i cani riescono ad individuare i tumori anche allo stato iniziale, quando cioè neanche i più sofisticati esami di laboratorio riescono ad individuarli. Inoltre, ad oggi, in molti esperimenti le diagnosi compiute dai nostri amici a quattro zampe raggiungono la soglia di attendibilità del 90%.

L’obiettivo della comunità scientifica chiaramente non è quello dello sfruttamento canino ma è quello di riuscire a replicare le capacità olfattive dei nostri fidati amici. I ricercatori stanno cercando di individuare tute le molecole cancerose annusate dal cane. Il passo successivo sarà quello di creare un nuovo strumento diagnostico capace di riconoscerne l’odore, una specie se si può dire di “tartufo elettronico”.

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Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.