Impossibile dire di no ad un cane che fa gli occhioni dolci. La scienza ha dimostrato che gli occhi languidi sono frutto dell'evoluzione
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Se addestrati, i cani potrebbero riconoscere i malati, fiutando il Covid-19

Non sarebbe il primo caso in cui il tartufone dei nostri amici a quattro zampe riesce a fiutare che qualcosa non va. Da sempre i cani vengono utilizzati per trovare le persone, nelle zone di crisi, tra le macerie dei terremoti.

In Pennsylvania avrebbero iniziato ad addestrare alcuni labrador a riconoscere un odore che poi può associarsi al Covid-19. Potrebbero essere utilizzati come uno screening non invasivo per esempio già a partire dagli aeroporti, dove già coadiuvano per quanto riguarda scoprire tracce di droga, esplosivi e cibi che vengono inviati in modo del tutto illegale, sperando che non vengano fermati alla dogana.

La scoperta

I virus e le malattie agli esseri umani non rilasciano traccia, in realtà pare che ognuno di loro abbia un odore ben specifico. Ai cani non interessa la molteplicità di odori, loro vengono addestrati a riconoscere quello per cui hanno imparato dai loro addestratori.

“Ma ai cani non importa quale sia l’odore. Quello che imparano è che in un campione c’è qualcosa di diverso da quello che c’è nel campione dei negativi al virus” come ha affermato Cynthia M. Otto, direttore del Working Dog Center presso la School of Veterinary Medicine di Penn.

Ai cani viene insegnato l’imprinting degli odori, gli verrà sottoposta una campionatura di unità esposte alla saliva o all’urina dei contagiati da Covid-19, così come mascherine e guanti indossati dagli stessi contagiati.

Dopo un giusto addestramento di qualche settimana sarebbero in grado di comprendere i soggetti sintomatici e i positivi dai negativi. Pare che questo progetto stia già procedendo di buon passo in America e in Inghilterra e in diverse altre nazioni.

Il fiuto dei cani pare che riesca a fare uno screening su almeno 750 persone ogni ora. Cosa impensabile per gli uomini che dovrebbero utilizzare il tester per la temperatura corporea e successivamente il tampone, con un dispendio di tempo decuplicato.

L’ottimismo dei ricercatori è giustificato dai risultati già ottenuti con alcuni animali, che in passato, tramite la straordinaria dote del fiuto hanno imparato a rilevare altre patologie, come il cancro, il morbo di Parkinson, il diabete o infezioni batteriche.

“Un cane per annusare una persona impiega mezzo secondo. Si possono identificare rapidamente coloro che andranno testati e messi in isolamento immediatamente, per evitare ulteriori contagi. Si tratterebbe di un metodo veloce, efficace e non invasivo anche per preservare le scorte di test del Servizio sanitario” come ha spiegato la dottoressa Guest in un’intervista.

Gli etologi dicono che per i cani in famiglia è un periodo splendido

Proprio così questo periodo di quarantena ha rappresentato per i cani il ruolo di membro della famiglia. Loro sono in grado di pre-leggere le nostre emozioni con una empatia innata. Pare che l’affinità elettiva con il nostro cane sviluppi una sorta di panacea con la pandemia del covid.

Sembrerebbe che la proteina dello “spike” del Coronavirus umano abbia riscontrato delle forti similitudini con quella canina, ma la coronaviridae nei cani è talmente bassa che non può infettare l’uomo.

Detto in modo non dettagliatamente scientifico lo stesso contatto ravvicinato con i cani porterebbe il nostro organismo a sviluppare degli anticorpi, i cosiddetti epitopi che creerebbero di contro una sorta di risposta immunitaria.

E allora che dire facciamo il tifo per i loro sensibilissimi nasoni, e per chi è fortunato e possiede un amico canide da domani magari lo accarezzi un po’ di più,  perché per esempio per gli anziani sono un ottimo dono capace di cambiare le emozioni grigie del tempo e dell’età.

Irene Sparagna