Negli ultimi anni si è sviluppata la moda dei cibi "Free From" senza glutine, lattosio, olio di palma e molto altro. Questi cibi, però, sono davvero salutari?
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Negli ultimi anni si è sviluppata la moda dei cibi “Free From” senza glutine, lattosio, olio di palma e molto altro

Questi cibi, però, sono davvero salutari o rischiamo di arrecare un danno irreparabile alla nostra salute?

Quest’anno, il mercato nazionale dei cibi cd. “Free From” ha raggiunto i 320 milioni di euro ed è in costante crescita si stima, infatti, che entro il 2024 a livello globale il fatturato salirà fino ai 7 miliardi di euro.

Non solo prodotti senza glutine, indispensabili per chi soffre di celiachia, in Italia il 20% dei prodotti confezionati riportano la dicitura “ Free From”, siamo oltre 10 mila prodotti diversi.

Considerati nocivi dai consumatori, e pertanto banditi sono: lattosio, olio di palma, zucchero, grassi, uova, sale, additivi, conservanti. Ma cosa c’è di vero?

Secondo una ricerca dell’Istituto Ixe, che effettua ricerche politiche, sociali e di mercato, emerge che il 74% degli italiani acquista cibi “Free From” nell’errata convinzione che siano più salutari per la nostra dieta.

Cosa ne pensano gli esperti

Il Dott. Giorgio Donegani, Tecnologo Alimentare ed esperto di Nutrizione in due conferenze sull’argomento ha precisato “Leggendo un’etichetta o valutando un prodotto, sempre più spesso l’attenzione è rivolta a esaminare quello che non c’è, ‘senza’ valutare a sufficienza la presenza di ciò che invece ci deve essere, perché serve al nostro organismo e alla bontà dei nostri piatti – Donegani continua – il “Senza…” ben evidenziato sulla confezione, con caratteri diversi e vistosi, finisce per diventare sinonimo di “sano e buono”, distraendo da quelle indicazioni, scritte più in piccolo, che sono davvero significative per un giudizio di qualità, prime tra tutte l’elenco degli ingredienti e l’etichetta nutrizionale”.

Il Dott. Donegani, inoltre, spiega che ad oggi sugli alimenti “Free From” non esiste alcuna evidenza scientifica sul loro impatto positivo nelle nostre diete.

Il dottore, infine, conclude affermando: certo gli alimenti poveri di sale sono utili a chi soffre di ipertensione o problemi renali e quelli senza glutine ai soggetti ciliaci (in Italia si stima che siano solo 1% della popolazione ovvero 200 mila) ma perché rinunciare ad ingredienti considerati come pietre miliari della nutrizione se non si soffre di particolari allergie ed intolleranze?

La pensa allo stesso modo anche il Prof. Spisni, docente di Fisiologia della nutrizione all’Università di Bologna “quando si sceglie il “senza” è inevitabile scegliere prodotti molto industrializzati, che hanno appunto il difetto di interferire con i microrganismi che ci aiutano a digerire” .

Ad esempio, per quanto riguarda l’eliminazione del glutine dalla farina, in se è un procedimento anche abbastanza semplice, tuttavia questo ingrediente non lievita, requisito importantissimo per alcuni tipi di alimenti (come pane, biscotti e merendine) e pertanto le aziende sono costrette a ricorrere ad emulsionanti e addensanti.

Molti di questi additivi sono dannosi per il nostro intestino. E lo stesso accade con ad esempio quando al posto dell’olio di palma vengono usati grassi non necessariamente salutari.

Il Prof Spisni afferma che recenti studi hanno evidenziato un aumento delle patologie gastrointestinali sia negli adulti che nei più piccoli, “La celiachia è aumentata drasticamente, passando dallo 0,2 per cento degli anni Cinquanta, all’attuale 1 per cento. Ma è aumentata anche non solo la problematica tipica dei celiaci, ma anche la sensibilità al glutine che colpisce il 3-6 per cento della popolazione. Il 10-20 per cento soffre invece di sindrome dell’intestino (o colon) irritabile”.

Le diverse cause

Le cause sono moltissime e tra queste c’è anche l’abuso di cibo eccessivamente lavorato industrialmente che compromette la flora batterica del nostro intestino creando stati di infiammazione e ed alta incidenza di allergie.

Per di più l’abuso di queste sostanze può aumentare anche la permeabilità intestinale, che fa si che microrganismi patogeni, tossine e antigeni penetrino nei tessuti sotto il rivestimento epiteliale intestinale.

Il consiglio degli esperti è quindi di acquistare cibi con ingredienti naturali se non si è affetti da particolari patologie.

Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.