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Qualche amico lettore mi ha chiesto quali siano, in sintesi, le novità che contraddistinguono il mio romanzo giallo, “I Dinamici sfigati di Bagnoli” dagli altri romanzi o filmati che oggi sono sulla cresta dell’onda

Ed ecco la mia risposta, punto per punto.

La novità più appariscente è che si tratta di una squadra di poliziotti “sfigati”, non solo perché così li distinguono i poliziotti “fichi”, intraprendenti, operatori di casi straordinari dei commissariati del centro città, mentre loro sono dislocati in una zona di periferia, anche se è ricca di attrazioni turistiche, ma anche perché il loro capo, l’ispettore superiore Varriale, è un tipo di poliziotto normale (caparbio e quasi sempre in combutta con i capi, come in genere sono tutti gli investigatori e un po’ succubo del padre morto, maresciallo di polizia, che gli appare e gli dà degli input, ma mai le soluzioni, che lui deve cercare con il suo intuito e la sua intelligenza), ma, come il noto Ispettore Barnaby, non è né separato né uno sciupa femmine, invece è felicemente sposato con una donna, una professoressa, che, anche se gelosa come tutte le donne, ama ed è partecipe del lavoro di suo marito; è padre di due figli e accudisce la madre anziana, che, insieme con la moglie, accudisce; è, inoltre, un tifoso sfegatato della squadra del Napoli e suona in un piccolo gruppo musicale, due hobby che lo rendono napoletano doc.

Gli “sfigati buoni” di Bagnoli

Sono sfigati, ancora, gli altri componenti della squadra, perché sempre in attività, a volte anche di domenica, hanno vite normali e storie d’amore comuni anche se sofferte, ma “dinamici” perché si trovano a risolvere casi molto ingarbugliati, non meno eccitanti e pieni di suspense di quelli su cui indagano i loro colleghi del centro-città.

Sono, inoltre, sfigati: il brontolone medico legale, sempre in combutta con il becchino, il piantone che è un fissato per il gioco del lotto e gli altri personaggi coinvolti. Insomma è un “quadro” della periferia di una grande città che non ha meno problemi e attrattive del centro della stessa metropoli.

I dialoghi

Caratteristica formale, inoltre, è l’utilizzo spesso del dialogo, che rende complice in prima persona il lettore e gli offre emozioni dirette: (“quasi assistessi ad un film in diretta”- il giudizio di un lettore…).

Lo svolgersi di un serial

Un’altra novità, infine, è che la struttura, come detto più volte, ha la caratteristica di un serial: le indagini della prima storia, per coinvolgere il pubblico, vengono condotte con varie peripezie per tutto il romanzo, e solo alla fine daranno l’inaspettata soluzione, mentre gli altri casi, anche se ingarbugliati e con soluzioni inaspettate, saranno di volta in volta portati normalmente a termine.

La protagonista è la normalità

Insomma è la quasi normalità, la naturale consuetudine, contro l’eccezionalità e l’insolito, anche se spesso stravagante, comportamento umano; è il menare una vita regolare contro le irregolarità di vita e le anomalie di umani comportamenti diffuse e imperanti nella società attuale.

Ma nella normalità, nel ménage di una vita regolare dei protagonisti, con i loro vezzi, le loro stravaganze e il loro linguaggio vivace e gergale, non si possono forse creare indagini, azioni esilaranti e scene giallo-poliziesche particolarmente coinvolgenti e piene di emozioni e di suspense, che sfociano in “catartiche lezioni di vita“?

Io credo proprio di sì e i lettori online particolarmente interessati, che mi hanno incoraggiato con le loro spassionate richieste, puntata dopo puntata, me lo hanno dimostrato e continuano a dimostrarmelo.

Prof. Amedeo Caramanica [Prima collaborazione del Professore, già autore di testi scolastici, opere teatrali e ora anche interessantissimi gialli. A breve uscirà il proseguo di questa appassionata vicenda che si svolge nella bella Partenope].