Robot o essere umano
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Una recente ricerca ha mostrato che la stragrande maggioranza dei lavoratori di 10 paesi preferiscono avere a che fare con robot piuttosto che con i loro manager

La tecnologia 4.0 sta sempre di più avanzando nelle nostre vite. Una nuova Rivoluzione Tecnologica è ormai tra noi, cambiando radicalmente le nostre vite. Il rapporto uomo-macchina è una questione sempre più all’ordine del giorno.

Più dei due terzi dei lavoratori intervistati in una ricerca molto particolare avrebbe affermato di preferire confrontarsi con un robot, o comunque con una intelligenza artificiale, rispetto che con i propri dirigenti. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Meglio lavorare per un robot o per un manager in carne e ossa?

La Future Workplace ha effettuato questa ricerca su commissione della Oracle Corporation, multinazionale con sede principale nella Silicon Valley a Redwood (California). I paesi interessati a questa ricerca sono stati 10, sparsi in tutto il mondo, mentre gli intervistati sono stati 8.300. Si è evinto che oltre i due terzi degli intervistati si sentono più a loro agio nell’essere guidati da un robot piuttosto che da un essere umano in carne e ossa.

Le percentuali cambiano, ovviamente, da nazione a nazione. Ad esempio, in Asia la percentuale è maggiore rispetto all’Europa e alle Americhe. In Cina e in India i numeri sono molto elevati: rispettivamente l’88% e l’89% dei lavoratori hanno mostrato una maggiore dimestichezza nei rapporti con i robot.  In Gran Bretagna il 54%, in Francia il 56% e negli Stati Uniti d’America il 57%.

Altri dati

Emerge, inoltre, che la metà dei dipendenti contattati impiega già un qualche tipo di intelligenza artificiale sul luogo di lavoro. Nel 2018 aveva espresso questa situazione soltanto il 32% degli intervistati. In Asia, i lavoratori mostrano una maggiore predisposizione a interagire e a utilizzare l’Intelligenza Artificiale rispetto agli Occidentali.

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.