Basilica di San Antonio di Padova
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Le luci a led illuminano la Basilica di Sant’Antonio di Padova. Non tutti sono a favore. Vediamo i pro e i contro

Le luci sono di fondamentale importanza nel mettere in evidenza, quando cala il buio, i monumenti e i luoghi d’arte. A seconda del tipo di luce che si utilizza e soprattutto in base alla posizione di queste ultime che si crea o meno l’effetto voluto da chi ha realizzato l’installazione.

Altro problema che si pone in questi casi è la difficoltà nel lasciare intatto il monumento, in modo da non manometterlo irrimediabilmente. Il caso recente della Basilica di Sant’Antonio di Padova può aiutarci a comprendere meglio il problema.

I led alla Basilica di Sant’Antonio di Padova

Come ha ricordato il Mattino di Padova, la Basilica di Sant’Antonio ha sostituito le precedenti luci, luminose e calde, con led, certamente utili per il risparmio energetico ma che sprigionano una luce molto meno intensa e calda.

Il Gruppo Hera che ha progettato il nuovo impianto ha permetto un risparmio di 4mila e 500 euro all’anno, con una diminuzione del 64% dell’energia impiegata per illuminare la Pontificia Basilica Minore di Sant’Antonio di Padova.

I fari luminosi sono ancora quindici e circondano completamente questo luogo sacro, rendendo così possibile vedere la chiesa da tutte le direzioni. I lavori per realizzare il nuovo dispositivo è durato quasi un anno, per l’esattezza otto mesi. Il problema è che i led non emettono, proprio per risparmiare energia, una luce molto intensa, il che rende molto difficile poter apprezzare in tutta la sua bellezza monumenti di una certa grandezza.

Tra Vaticano e Italia

Questo luogo di culto possiede la dignità di basilica pontificia. Con la stipula dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) l’amministrazione e la proprietà dell’intera struttura sono state cedute allo Stato del Vaticano. La Basilica è però parte integrante del territorio della Repubblica Italiana.

Molti cittadini hanno dimostrato di non essere soddisfatti dalla resa artistica di questa tipologia di illuminazione: ma si sa, i soldi son soldi..

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.