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Dopo le elezioni italiane del 4 marzo, El Pais tira le somme per valutare se e quanto eventuali fake news possano aver influenzato il giudizio degli italiani, e soprattutto a favore di chi…

Il 4 marzo è passato e in Italia, finalmente, si è votato. Il Popolo italiano, o almeno la parte che ha deciso di votare, ha espresso la sua decisione, come è giusto e doveroso che avvenga in una democrazia.

Ciononostante, ad urne chiuse dobbiamo porci necessariamente una domanda: “E’ possibile che la volontà popolare possa essere stata manipolata (o distorta) utilizzando le moderne tecnologie?”. Secondo i dati rilasciati a El Paìs da Alto Data Analytics, società internazionale che utilizza big data e intelligenze artificiali per analizzare l’opinione pubblica di diverse nazioni tramite i social media e internet, sembrerebbe proprio che la Russia sia riuscita a radicalizzare il dibattito su alcuni temi caldi, come per esempio l’immigrazione, tramite il portale Sputnik.

Questo sito internet, di proprietà del governo russo, opera in diverse lingue, tra cui anche la nostra, ed il suo scopo è quello di influenzare l’opinione pubblica utilizzando fake news.

Nel nostro caso tramite false notizie è stata mostrata un’Italia invasa da una moltitudine di rifugiati responsabili della disoccupazione, per aver sottratto lavoro agli italiani, e di violenze continue e perpetrate nei confronti soprattutto di donne. Oltre a tutto ciò, in queste pagine, è stata mostrata la pavidità e passività dei politici italiani, rei di non usare la mano pesante con i clandestini, obbedendo supinamente ai diktat della lontana Bruxelles. Sono stati esaminati 3.164 tra video, notizie e blog pubblicate tra il 1° febbraio e il 31 luglio 2017.

La conclusione a cui Alto Data Analytics è giunta risulta particolarmente interessante: Sputnik è stata particolarmente influente nel radicalizzare il dibattito sulla crisi che le migrazioni stanno portando nel momento attuale. Il sito russo, tra i media internazionali in lingua italiana, è il sito più influente (seguendo quante citazioni riceve su internet) dopo la versione italiana dell’Huffington Post, prendendo in considerazione il numero di utenti e l’intensità con la quale questi ultimi compartiscono tra loro le notizie tratte dai vari mezzi di comunicazione, come per esempio Instagram, Whatsapp, Facebook, etc..

Per entrare ulteriormente nello specifico, sono stati analizzati e studiati 1.055.774 messaggi, realizzati da 98.191 utenti di social network che sono stati utilizzati anche da una rete di profili di attivisti anti-immigrazione e di organizzazioni non governative, che hanno utilizzato prevalentemente link pubblicati da Sputnik.

Oltre a questi media russi, una rete di piccoli siti Web si è concentrata quasi esclusivamente su messaggi anti-immigrazione come Tutti i crimini degli immigrati, Il populista o L’Italia, il mio paese. Per una buona parte di essi si tratterebbe di account o bot automatizzati, impiegati per viralizzare i contenuti.

Qual è stato lo scopo di questa campagna di disinformazione orchestrata da Mosca? Molto semplice, dare un forte impulso alla campagna elettorale dei partiti italiani antisistema (europeo), come la Lega Nord e il Movimento Cinque Stelle, che generalmente sono fortemente pro Russia.

Per esempio Matteo Salvini si è incontrato, nel marzo 2017, con Sergei Zheleznyak, l’uomo di Putin per le relazioni con i partiti europei. Quel giorno fu firmato un accordo di massima riguardante la “cooperazione in materia di sicurezza, difesa dei valori tradizionali e futura cooperazione economica tra Italia e Russia”. Proprio nei rapporti economici tra Italia e Russia sta, per chi scrive, il punto che spiega le mosse di Mosca.

Il Cremlino, infatti, ha bisogno di eliminare l’embargo commerciale, sostenuto da Unione Europea e Stati Uniti d’America, che sta fortemente danneggiando la Russia, ma non solo. Infatti questo tipo di accordo è stato firmato anche da altri partiti politici come il francese Fronte Nazionale di Marine Le Pen e l’austriaco Partito della Libertà. Secondo Matteo Salvini, all’Italia fino ad ora l’embargo antirusso è costato 5.000 miliardi di euro, colpendo in particolar modo i settori dell’alimentare e del tessile.

Nel caso italiano, le reti di disinformazione nell’orbita russa hanno operato con lo stesso schema che hanno seguito in altre crisi: utilizzo di fonti dubbie; diffusione di commenti da parte di esperti chiaramente prevenuti; condivisione dei medesimi messaggi da parte di decine di migliaia di account allo scopo di rendere virale il contenuto.

Il Parlamento britannico sta analizzando l’influenza che la rete russa avrebbe avuto sul referendum riguardante la Brexit e il Congresso spagnolo sta facendo lo stesso rispetto alla crisi di indipendenza catalana, non ancora risolta. Infine negli Stati Uniti, un procuratore speciale sta investigando sul ruolo che la Russia avrebbe avuto nell’elezione di Donald Trump.

Essendo dunque il pericolo di ingerenze russe globale, chi scrive ritiene che anche la risposta a tale pericolo debba essere globale.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.