I tardigradi sulla luna? Microscopici esploratori a rapporto
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Uno sbarco sulla luna un po’ strano

I tardigradi, conosciuti anche come orsetti d’acqua, sono microorganismi invertebrati a otto zampe che sono arrivati sulla Luna grazie alla sonda israeliana privata Beresheet, che ha raggiunto la superficie lunare con a bordo questi piccoli passeggeri.

Microrganismi con i superpoteri

Piccoli tardigradi sono arrivati sulla Luna grazie alla sonda israeliana Beresheet chiusi tra sottili fogli di nichel. I tardigradi arrivati fin lassù si trovano in uno stato di criptobiosi, ovvero, dormienti. In questa condizione, il corpo dei tardigradi è disidratato, per cui si accartoccia su se stesso e il suo metabolismo scende tra il 2 e lo 0.01%. Tale processo, permette all’organismo di sopravvivere per diversi anni senza né acqua, né cibo, né aria. Infatti, questi esseri dai superpoteri illimitati sono la specie più resistente tra quelle conosciute. Grazie a queste caratteristiche sono in grado di resistere a temperature e pressioni estreme e perfino alle radiazioni. 

Un atterraggio disastroso

L’atterraggio non è stato dei migliori, però gli esperti sostengono che il carico non è andato del tutto perduto. Attualmente sappiamo che sono atterrati nella zona del Mare della Serenità, sulla faccia visibile della Luna.

I tardigradi però non erano soli. Infatti, sono stati spediti sulla luna anche altri campioni biologici, compreso del DNA umano e un dispositivo nanotecnologico delle dimensioni di un DVD, che ha come obiettivo la creazione di un backup del nostro pianeta da conservare nello spazio. Lo scopo è quello di creare una “memoria” della specie umana e delle forme di vita sulla terra.

Grazie ai superpoteri dei tardigradi, gli scienziati ritengono che il caldo, il freddo, la pressione ridotta e le radiazioni che raggiungono la superficie lunare non rappresentino una minaccia alla loro sopravvivenza. 

Il valore scientifico di questa piccola invasione lunare

Al di là dell’aspetto romantico dell’aver trasportato esseri carini sulla Luna, è interessante che la missione Beresheet possa aver avuto un parziale successo scientifico nonostante gli inconvenienti nella fase di discesa. Se davvero – come al momento è stato soltanto stimato – la sopravvivenza di tardigradi sulla superficie lunare potrebbe arrivare a un tempo nell’ordine di un decennio, è possibile (almeno in linea di principio) pensare di organizzare una missione di salvataggio e recupero dei tardigradi.

Non certo per una questione di salvaguardia di una specie in pericolo di estinzione, ma per tentare poi di re-idratare i tardigradi e riattivare le loro funzioni vitali. Tra le straordinarie caratteristiche di questi orsetti c’è, tra l’altro, la capacità di risvegliarsi con la stessa età biologica di quando è avvenuta la disidratazione.

Due sviluppi

La sopravvivenza dei tardigradi anche nel vuoto dello spazio attiverebbe due possibili linee di ricerca: la prima è lo studio della capacità di sopravvivenza dei tardigradi anche in condizioni estreme e diverse da quelle terrestre, per capire fino a che punto la vita possa conservarsi e resistere alle avversità. L’altra è la possibilità di trasportare la vita da un corpo celeste all’altro. Questo è importante sia per capire come si possa conservare un essere vivente in vista di lunghi viaggi spaziali, sia per approfondire l’ipotesi che la vita sia arrivata sulla Terra proprio attraverso lo spazio.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.