Identità digitale e domicilio digitale: un modo nuovo di rapportarsi con la p.a.

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identità digitale e domicilio digitale
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La rivoluzione dei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione: addio alle raccomandate da oggi la PA notificherà tutti gli atti attraverso l’indirizzo PEC.

Il decreto legislativo n. 217 del 2017 rivisita completamente il vecchio Codice dell’amministrazione digitale (CAD), oltre alle innovazioni in ordine alla conservazione digitale, la riforma voluta dal Ministro Madia ha come obiettivo la metamorfosi del rapporto tra cittadino e Pubblica amministrazione. Il decreto lgs. prevede il dovere delle PA di garantire a tutti i soggetti l’accesso on-line ai propri servizi, tramite l’utilizzo di qualsiasi dispositivo di fruizione come ad esempio pc, tablet, smartphone. Il correttivo CAD stabilisce che, dal 1 gennaio 2018, ogni persona possa usufruire dei servizi della PA attraverso l’utilizzo del sistema pubblico di identità digitale (c.d. SPID).

L’identità digitale assolve alla stessa funzione della carta d’identità, non è altro che un complesso di informazioni rilasciate ad un sistema informatico attraverso un particolare processo di identificazione. L’utilizzo di questo strumento permette con un’unica autenticazione di accedere a tutti i servizi on-line della pubblica amministrazione. Lo SPID è stato reso operativo dal DPCM del 24 ottobre 2014, tuttavia le prime regole tecniche e le modalità di attuazione sono state stabilite soltanto l’anno successivo dall’AgID (Agenzia per l’Italia digitale), per cui le prime applicazioni pratiche si registrano solo dal 2015. Lo SPID, ai sensi degli artt. art 14 e 15 DPMC del 2014, è formato da operatori pubblici e privati i c.d. “Identity Provider” (come Poste Italiane, Infocert e Telecom Italia Trust Technologies), che previo accreditamento da parte dell’AgID, gestiscono i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni.

Altra importante novità del decreto Madia è il domicilio digitale. Quest’ultimo rappresenta la nostra residenza virtuale, per ottenerla è necessario disporre di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), il quale poi verrà inserito nell’indice nazionale delle persone delle persone fisiche e degli enti di diritto privato, alla cui realizzazione e costituzione dovrà provvedere l’AgID entro il 2019. Il domicilio digitale è già realtà per molti italiani. Professionisti iscritti agli albi (come ad es. gli avvocati) sono già da tempo dotati di indirizzi di poste elettronica certificata e la utilizzano quotidianamente per inviare e ricevere comunicazioni sia alla pubblica amministrazione sia ad altri soggetti privati dotati anch’essi di posta elettronica certificata. La pec di questi soggetti è già contenuta e consultabile in apposito indice denominato INI-Pec (indice nazionale degli indirizzi di pec). Con la riforma introdotta dal correttivo CAD, la PEC di questi soggetti, a seguito di comunicazione da parte dell’AgID, migrerà in un altro registro c.d. indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti, gestito da Infocamere. I destinatari della comunicazione avranno 30 gg. di tempo per comunicare il loro dissenso altrimenti decorso inutilmente il suddetto termine la PEC diventerà automaticamente il loro domicilio digitale.

Lo sviluppo dell’identità e del domicilio digitale costituisce la chiave di volta della riforma Madia, ad oggi, però, solo una parte piccolissima della popolazione italiana è a conoscenza di questi concetti. Da un lato, perché gli italiani non sono molto avvezzi alle innovazioni tecnologiche e dall’altro perché non c’è stato uno sforzo da parte delle istituzioni di spiegare l’utilizzo di questi mezzi ai cittadini. Soltanto da qualche giorno la PA, attraverso l’uso di spazi pubblicitari, sta incentivando l’uso di tali strumenti. Un altro ostacolo al cammino di questa riforma è determinato dalla circostanza che le amministrazioni pubbliche non si sono ancora del tutto munite delle risorse strutturali necessarie per affrontare al meglio il passaggio dal cartaceo al digitale. Invero, il progetto originario prevedeva che tutti gli indici nazionali confluissero nell’Anagrafe della popolazione residente (Anpr) risulta ancora in fase di sperimentazione. Per questo motivo il correttivo CAD ha modificato il tiro, prevedendo una fase intermedia con l’istituzione dell’indice (si spera provvisorio) nazionale delle persone delle persone fisiche e degli enti di diritto privato.

Queste novità sicuramente spaventeranno tutti coloro che non hanno familiarità con la tecnologia, però costituiscono un enorme passo avanti che farà risparmiare alla pubblica amministrazione milioni di euro l’anno di spese postali. Spariranno così le odiose buste verdi e le interminabili file presso gli uffici pubblici, con tutti i disguidi che ne possono seguire, purtroppo però non spariranno le multe e cartelle esattoriali che verranno notificate all’indirizzo PEC e avranno la stessa efficacia legale delle raccomandate con ricevuta di ritorno.