l'incredibile vicenda della portaerei di ghiaccio durante la II Guerra Mondiale
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Nel momento più buio della II Guerra Mondiale, gli inglesi decisero di dare l’avvio al Progetto Habakkuk per la realizzazione di una portaerei di ghiaccio

Durante la II Guerra Mondiale non fu solo il periodo durante il quale vennero realizzati il Codice Enigma o la Bomba Atomica. Fu anche un momento nel quale tutti i contendenti cercarono di realizzare incredibili progetti con il materiale che avevano a disposizione in quel momento.

Proprio per questo motivo vi racconteremo, oggi, l’incredibile vicenda del Progetto Habakkuk volto alla realizzazione, da parte della Gran Bretagna, di una portaerei di ghiaccio.

Portaerei che doveva evitare i siluri degli U-boot tedeschi e risultare più economica delle normali consorelle.

Una delle idee più assurde della II Guerra Mondiale

L’ideatore del Progetto Habakkuk fu l’inventore britannico Geoffrey Nathaniel Pyke, nato a Londra il  9 novembre 1893 e morto nella stessa città il 21 febbraio del 1948. Agli inizi della II Guerra Mondiale entrò, in qualità di scienziato, nel Quartier Generale delle Operazioni Combinate (Combined Operations Headquarters – COHQ).

Il comandante di questo reparto, Lord Louis Mountbatten, riteneva Pyke un genio, situazione che faciliterà il lavoro di quest’ultimo.

Verso la fine del 1942, Pyke si trovava a New York per la realizzazione di alcuni progetti inerenti anche gli Stati Uniti d’America. Proprio in questo periodo, Geoffrey ebbe un’intuizione geniale: visto che la produzione di acciaio e di alluminio è molto ridotta a causa della guerra, non sarebbe possibile produrre strumenti bellici con materiali più a buon mercato e, soprattutto, più economici?

Il ghiaccio sembrò essere la risposta perfetta visto che poteva essere realizzato con l’1% di energia necessario per l’equivalente massa in acciaio. Pyke aveva in mente di utilizzare un iceberg, o artificiale o naturale, livellandolo in modo da avere a disposizione una pista e, al contempo, ricoverare aerei e i motori per potersi spostare.

Nel dicembre 1942 l’inventore riuscì a convincere Mountbatten che, a sua volta, portò dalla loro il Primo Ministro Winston Spencer Churchill.

Winston Churchill appoggiò il Progetto Habakkuk
Winston Churchill appoggiò il Progetto Habakkuk

Habakkuk inizia a muoversi

Non tedieremo il lettore con dati tecnici, ricorderemo in queste righe soltanto che era stata prevista, per la realizzazione della portaerei, l’impiego di circa 280.000 blocchi di ghiaccio per una stazza complessiva di circa due milioni di tonnellate.

La realizzazione materiale della portaerei ebbe inizio nel 1943 in Canada, vista l’abbondanza di ghiaccio alle sue latitudini.

Per assemblare la nuova portaerei fu realizzata un misto di cellulosa e ghiaccio, conosciuto come pykrete (in onore del buon Pyke). Questo materiale è formato da un 86% di acqua e da un 14% di fibra di legno con una resistenza di 77.3 kg/cm², a differenza del ghiaccio che presenta una resistenza di solo 43.6 kg/cm².

Sarebbe stata un portaerei inaffondabile, a patto che fosse rimasta nella zona a temperature molto basse, pena lo scioglimento della nave. A causa del suo pescaggio e della sua lunghezza (circa 600 metri) non avrebbe potuto attraccare in alcun porto.

Un impianto refrigerante avrebbe dovuto mantenere l’intera struttura alla stessa temperatura; 26 motori, posizionati su gondole esterne, avrebbero dato una velocità di quasi 10 nodi orari.

La strana dimostrazione

Per convincere i decisori politici della bontà del progetto, venne data un’insolita dimostrazione durante la Conferenza di Québec, nel 1943. Durante una delle riunioni in corso, Mountbatten portò un blocco di ghiaccio e un blocco di pykrete per dimostrare la resistenza di quest’ultimo.

Presa una pistola, il lord sparò ad entrambi i blocchi. Quello di ghiaccio, colpito si frantumò in molteplici pezzi. Il pezzo di pykrete, invece, non ebbe danni tanto che il proiettile andò a conficcarsi nel muro di fronte.

La dimostrazione aveva avuto successo.

Il progetto va avanti

Visto il successo della dimostrazione, venne deciso di stanziare 70 milioni di dollari per la realizzazione della portaerei di ghiaccio e previsto l’impiego di 8000 persone. Tempo previsto: 8 mesi.

La Gran Bretagna non voleva spendere così tanto per un esperimento ma il programma venne abbandonato soltanto nel 1944, quando il problema degli U-Boot operanti nel medio Atlantico era stato risolto con altri mezzi.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.