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Il 4 maggio partenopeo porta alla mente, dei meno giovani, un’operazione che oggi ha assunto i connotati di una vera e propria attività di impresa: il trasloco

Sarebbe impensabile intraprendere, senza l’appoggio, la consulenza e il materiale intervento di un’attrezzata impresa atta alla bisogna, un trasloco.

Passare da un’abitazione ad un’altra senza facchini professionisti, provetti operai specializzati allo smontaggio ed al seguente rimontaggio di suppellettili e arredamenti vari, sarebbe un’impresa impossibile.

Il 4 maggio

Eppure un tempo  ‘O quatt ‘e maggio, appunto, era la data dedicata (a Napoli) allo “sfratto di casa” e al seguente atto di accasarsi presso altra abitazione.

Quando i rumori e l’andirivieni lasciava intendere che si stava lasciando la casa il vicinato diceva “stann sfrattano“; all’atto dell’occupazione della nuova dimora “stann nfrattanno”. Era il modo più naturale e diretto per individuare un trasloco in uscita o quello in entrata.

Il quattro maggio era, infatti, la data in cui i nuclei familiari in affitto, cioè quelli che corrispondevano ‘o pesone (l’affitto) al padrone di casa, cambiavano abitazione, suscitando e generando confusione e grande subbuglio per le strade. Carrette, camioncini, furgoni, tre ruote; un via vai continuo e incessante con addetti, anche amici e parenti, che portavano incessantemente avanti e indietro, su e giù dai relativi piani, ogni genere di mercanzia.

Personalmente ricordo un uomo che si issò in spalla una lavatrice (era il 1964) al sesto piano e la portò giù per le scale, passo dopo passo, depositandola sul camion e, allo scarico per l’ingresso nella nuova casa, rimettersela in dorso e salirla al secondo piano. La lasciò al posto dove doveva essere posizionata e ne curò anche l’allaccio alla rete idrica ed elettrica.

Nessun montacarichi, nessuna corda, nessun aiuto.

Problemi non di poco conto

Il frastuono, che tali operazioni provocavano, era davvero inenarrabile e, da tale evento, ancora oggi in caso di spostamenti, di carichi e scarichi è annunciato con il retaggio dell’espressione “stann facenn ‘o quatt ‘e maggio“.

La storia ci ha tramandato che la data scelta, in un primo momento, fosse il 10 di agosto. Ben presto ci si rese conto che non era il migliore periodo dell’anno, per assumere iniziative atte ai faticosi sforzi fisici. Dovendo, comunque, per questioni di uniformità individuare una data per i cambiamenti di abitazione, il Viceré de Zunica, nel 1587, la fisso nel primo giorno di maggio.

Tale giorno, però, era dedicato ai Santi Filippo e Giacomo e, quindi, non gradito dal popolo che, per poter “sfrattare” e “infrattare” iniziò a scegliere giorni a piacere. Un altro Vicerè, de Castro, nel 1611, decise di porre rimedio a tale inconveniente che causava disordine senza una data certa e, così, fissò nel 4 maggio il giorno per i traslochi.

Pare che entro le ore 18 ciascuna abitazione dovesse essere libera per essere occupata dai nuovi inquilini.

Insomma, il quattro maggio divenne il giorno dei traslochi di massa.

Anche l’arte ne ha lasciato limpide testimonianze

Non mi muovo con i fratelli De Filippo, Titina, Eduardo e Peppino, fu portata sullo schermo cinematografico, nel 1943, quale rifacimento di un’opera teatrale di Diego Petriccione, rappresentata per la prima volta nel 1907: ‘o quatto ‘e maggio. Appunto.

Ma che è st’o quatto ‘e maggio” è ancora oggi una frase che la tradizione napoletana conserva in caso di trambusto dovuto ad un trasloco.