Intervista a Maria Florencia Gonzalez Leone
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Abbiamo intervistato la psicologa argentina Maria Florencia Gonzalez Leone per comprendere cosa sia il burnout

Domani mattina, giovedì 16 luglio (dalle 10.00 alle 12-00), l’Ente di Formazione Professionale ARES (Associazione Ricerca e Sviluppo) ha organizzato una web conference, totalmente gratuita, concernente la sindrome da burnout che ha colpito gli operatori sanitari. In merito a ciò abbiamo intervistato la psicologa argentina (MP2313) e docente di vari corsi ARES Maria Florencia Gonzalez Leone.

Quest’ultima è infatti tra i relatori di questo incontro dal titolo “Il burnout causato dal Coronavirus e gli Operatori Sanitari: un confronto aperto su come contrastarlo”. 

La web conference avverrà tramite Meet e sarà obbligatorio iscriversi per poter partecipare. Sarà poi registrata e diffusa sui diversi social dell’Associazione. 

L’incontro è aperto a tutte le persone interessate ed è totalmente gratuito. E’ previsto un attestato di partecipazione per chi dovesse farne richiesta.

Tema centrale di questo incontro sarà la sindrome da burnout e come affrontarlo al meglio, così da poter continuare a svolgere serenamente il proprio lavoro. 

D: Professoressa Gonzalez Leone quale è stato il tipo di stress ha dovuto subire il personale sanitario durante l’emergenza causata dal Coronavirus? 

R: Durante L’emergenza sanitaria il personale sanitario si è visto travolto da uno stress fisico e psichico, conseguenza di un “nemico sconosciuto” del quale non sapevamo nulla.

Durante questa situazione, il personale sanitario ha dovuto attivare le proprie competenze emotive e teoriche per affrontare l’emergenza.

A livello psicologico lo stress subito dal personale sanitario possiamo dire che è stato legato alla sofferenza dei pazienti, con la quale hanno dovuto convivere per mesi e mesi. Affrontare da soli la solitudine dei pazienti che morivano da soli, che non potevano vedere i loro cari. Affrontare il dolore della malattia. 

Convivere con la sofferenza dell’altro insieme all’incertezza di un virus sconosciuto del quale poco si conosceva. Incertezza e sofferenza ma anche paura di fronte alla possibilità di essere contagiati, di ammalarsi o di poter portare il virus ai propri cari.

A livello fisico lo stress invece è stato espresso nella fatica fisica con la quale hanno dovuto affrontare l’emergenza. Turni doppi per la mancanza di personale e utilizzo di mascherine e indumenti che dopo lunghe ore di lavoro ferivano anche i loro corpi.

Basta pensare alle foto e ai brevi video che sono circolati sui social con immagini del volto o delle mani del personale sanitario segnati dall’utilizzo di mascherine e guanti.

Il personale sanitario ha subito uno stress fisico e psicologico ma anche sociale perché all’improvviso tutto il paese è dipeso dalle loro competenze e dal loro sforzo 

Il peso di un intero paese e di un intero sistema sanitario è stato caricato sulle loro spalle. 

D: Quali sono i sintomi che ci permettono di capire se siamo di fronte o meno ad un caso di burnout? 

R: Prima di tutto dobbiamo comprendere cosa sia il burnout. Il burnout è una parola di origine anglosassone e significa “bruciato” ovvero (in senso lato) esaurimento, crollo, una condizione di forte stress. E’ da chiarire che quando ci riferiamo al burnout parliamo di uno stress lavorativo, uno stress derivante del lavoro che comporta un logorio psicofisico ed emotivo, con vissuti di demotivazione, di delusione e disinteresse con concrete conseguenze nella realtà lavorativa, sociale e personale dell’individuo.

La sindrome del burnout venne inizialmente associata alle professioni sanitarie e assistenziali, per poi essere riconosciuta come associata anche ad altri contesti lavorativi.

Tre sono i livelli nei quali si manifestano i sintomi del burnout:

1 – Livello Cognitivo/Emotivo: possiamo vedere nel personale sanitario un distacco emotivo ovvero una trascuratezza dei propri affetti e delle loro relazioni sociali. In altri casi importanza eccessiva data al lavoro o una demotivazione in ambito lavorativo. Possiamo constatare anche difficoltà di concentrazione, irritabilità e senso di colpa.

2 – Livello Comportamentale: il personale sanitario può manifestare maggiore aggressività e impulsività che possono manifestarsi verso gli altri in reazioni esagerate o verso se stessi nell’uso e abuso di alcool e sostanze. 

In altri casi vediamo operatori che presentano sempre di più, in una escalation, mancanza di iniziativa fino ad arrivare a un vero e proprio assenteismo.

3 – Livello Fisico: il corpo esprime quello che le parole tacciono. Alcuni sintomi fisici di burnout sono emicrania, insonnia, inappetenza, disturbi intestinali, senso di debolezza. 

Il corpo si vede travolto di una sofferenza psichica causata dallo stress provocato dal lavoro.

D: Come può essere affrontata la sindrome da burnout? 

R: Allora, è importante sapere che in realtà esiste anche uno stress positivo. Lo stress favorisce l’adattamento ai numerosi stimoli, sia fisici che mentali, ricevuti ogni giorno. Lo stress può essere positivo quando, ad esempio, aiuta a concentrarsi per un’esame o a prepararci per affrontare una nuova sfida ad esempio un nuovo lavoro o un cambio. In questi casi viene definito stress positivo o eustress. 

Diventa, invece, negativo quando dura nel tempo senza che si abbia la capacità di affrontare la situazione che l’ha provocato.

Possiamo dunque dire che se una persona arriva a subire una sindrome da burnout siamo già di fronte a uno stress negativo. Però, possiamo affrontare la situazione positivamente, sviluppando azioni concrete di supporto alla persona. 

Molto importante risultano essere le strategie di affrontamento (o dette anche di coping) che consentono alla persona di rispondere positivamente alla situazione stressante. Le strategie di coping cambiano in base alla persona e al contesto. Non è possibile generalizzare. 

Se interessati alla conferenza potete iscrivervi tramite l’apposito form.