Il car sharing ed il suo futuro dopo la pandemia coronavirus
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Come cambierà il car sharing dopo l’emergenza coronavirus

Con il coronavirus, è stata data ancora più importanza all’igiene personale e degli ambienti con cui veniamo a contatto. Pertanto, è lecito chiedersi se il car sharing (ovvero un breve noleggio e la condivisione pubblica di un’automobile) fosse a rischio. Ovviamente l’impatto iniziale, come per tutti i settori del resto, è stato molto forte. Infatti, a Milano, nell’ultima settimana di febbraio, si è registrato un calo del 26% rispetto al periodo pre covid. Ora il drastico crollo si aggira addirittura al 90%. Ciò è dovuto alle limitazioni di mobilità individuale degli ultimi mesi. Ma in futuro quale sarà l’effetto postumo della pandemia sulle abitudini e quanto ne risentirà il car sharing?

Il virus che bloccò il car sharing

Il coronavirus è stato la fonte di numerosi disagi. Dalla chiusura di fabbriche, alla limitazione degli spostamenti personali, fino ad una vera e propria reclusione in casa. Ciò ha influito negativamente su molti settori, compreso quello del car sharing che, nella fase iniziale, ha registrato un crollo verticale dei servizi di noleggio a breve termine. Questo settore potrebbe non “ripartire” con la Fase 2. Infatti,  molti potrebbero preferire non salire su una vettura senza sapere chi l’ha guidata prima e, di certo, senza alcuna procedura di sanificazione verificabile.

Prima del coronavirus

Il car sharing è diventato una necessità in molte città come Milano o Roma. Ormai è difficile rinunciare ai numerosi benefit che offre il servizio. Secondo le statistiche, prima del coronavirus l’utilizzatore medio comprendeva principalmente la fascia d’età  compresa tra i 26 ed i 35 anni (30% del totale degli utenti), seguita da quella dai 18-25 anni (26%).  Il picco delle corse si registra tra le 16 e le 19, mentre la distribuzione nei giorni della settimana appare piuttosto omogenea.

Come riprendere?

Ora, per convincere gli utenti a tornare, le aziende puntano sulla sanificazione delle vetture e consigliano l’utilizzo di guanti e mascherina durante la guida. Ciò ovviamente determinerà un aumento dei costi di manutenzione e di esercizio che le aziende devono sostenere. Una delle proposte per far fronte a queste spese, senza incidere sul costo del servizio, è quella di usufruire di fondi pubblici.  Anche il trasporto pubblico è sempre stato sovvenzionato perché fondamentale per i cittadini; quindi perché non pensare ad un sostegno di questo tipo anche per lo sharing? I due tipi di trasporto non sono concorrenti e diversi studi dimostrano come siano complementari. Ci sono situazioni in cui la macchina privata non rappresenta un’alternativa, e il trasporto pubblico non è abbastanza veloce. Questo ragionamento potrebbe essere la base della ripartenza.

Altra alternativa, proposta da ShareNow, sarebbe quella di una politica di noleggio a medio termine a prezzi ridotti. Quindi un noleggio mensile che permetterebbe di ridurre i prezzi di sanificazione

Una possibilità di ripresa?

Anche Enjoy ostenta ottimismo . Con una distanzia media percorsa inferiore di poco agli 8 chilometri, per il car sharing la prossima sfida sarà misurarsi con biciclette, motorini e monopattini, probabilmente in gran parte elettrici.