Il complice del quindicenne ucciso a Napoli: 'Rapina per andare a ballare'
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Il complice 17enne del quindicenne ucciso a Napoli nel corso di un tentativo di rapina ha ammesso che i soldi servivano per una serata in discoteca

La vicenda di Ugo Russo, il quindicenne ucciso a Napoli alcuni giorni fa durante un tentativo di rapina ad un carabiniere 23enne, non presenta spiragli di luce da qualunque lato la si guardi, che sia quello di un ragazzo 15enne proveniente da una situazione di evidente disagio sociale così come quello di una persona che ha visto la propria vita in pericolo.

Il caso del quindicenne ucciso a Napoli

Se la volontà del carabiniere di uccidere il ragazzo (comunque ancora tutta da verificare) potrebbe infatti gettare ombre piuttosto intense sulla sua reazione, allo stesso tempo nessuna giustificazione è valida per un ragazzo di 15 anni che imbraccia un’arma da fuoco e va alla ricerca di Rolex e gioielli.

Stando alle parole del complice di Ugo, inoltre, non ci sarebbe stato alcun intento riconducibile ad una sorta di “istinto di sopravvivenza” nell’atto compiuto dai due ragazzi.

Rapine per andare a ballare

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, infatti, il ragazzo avrebbe confessato che i soldi ricavati dalla rapina sarebbero serviti a null’altro che a passare la serata in qualche locale della zona.

Ci servivano i soldi per entrare in discoteca. Abbiamo notato una macchina bella, l’abbiamo seguita, poi il mio complice è sceso dallo scooter che guidavo e si è avvicinato al militare” ha raccontato il 17enne.

Una volta convalidato il fermo del ragazzo il suo avvocato, Mario Bruno, ha dichiarato: “Il ragazzo ha confermato che era la prima volta che commetteva un’azione di questo genere e che, quella sera non aveva compiuto altre rapina prima di quella sfociata in tragedia”, smentendo quindi le voci circolate secondo cui i due ragazzi avrebbero commesso ulteriori furti prima di quello conclusosi in tragedia.

Le condizioni del carabiniere

Il carabiniere, che dovrà probabilmente rispondere all’accusa di omicidio volontario, sarebbe invece dispiaciuto per l’accaduto ma assolutamente sereno secondo le parole del suo legale Enrico Capone: “Lui è molto provato e dispiaciuto per la vittima che aveva solamente 15 anni. Ci sono sentimenti contrastanti in lui, sofferenza ma anche serenità e fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria” ha dichiarato l’avvocato.

Capone ha poi parlato anche dell’accusa di omicidio volontario: “Durante le indagini vengono ipotizzati reati ma solo successivamente si verifica se sussistano o meno. C’è un’indagine e noi siamo fiduciosi” ha dichiarato l’avvocato.

Il quale ha poi specificato di non voler entrare in merito alla vicenda dei colpi esplosi dal suo assistito e sulla sua effettiva volontà di uccidere il ragazzo, eventualità sulla quale si saprà di più ovviamente soltanto dopo la perizia balistica.