Il Congo squassato dalla decima epidemia di Ebola
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L’ebola torna a far tremare 

Per la decima volta in tempi moderni il paese africano deve combattere una massiccia epidemia della febbre emorragica, che sta facendo sempre più vittime e minaccia di valicare i confini nazionali, per espandersi in tutta l’Africa

Ad un anno dal primo caso della nuova ondata epidemica, le autorità di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo temono di non riuscire ad arginare la malattia, che ora paventano possa imperversare per altri due o tre anni. L’attuale è la peggiore epidemia per durata e numero di morti. Risulta infatti seconda solo alla pandemia che investì l’Africa occidentale dal 2014 al 2016, provocando 11.000 vittime.

La lunga storia di Ebola e del Congo

La prima epidemia di Ebola in Congo si verificò nel 1976, successivamente fece molto rumore in Italia quella del 1995 quando alcune suore italiane morirono a Kikwit. Nell’attuale ondata infettiva, sono morte già 1838 persone, contagiati oltre 2700 e la percentuale di sopravvivenza è inferiore al 30%. Solo 789 ammalati sono stati dichiarati guariti. Proprio per questi numeri, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato in data 17 luglio 2019 che la decima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è classificata PHEIC (Public Health Emergency of International Concern) o, in parole povere, “Emergenza di salute pubblica di interesse internazionale”. L’organizzazione sanitaria non emette un simile allarme alla leggera, tanto che nella sua storia questo è accaduto solo altre quattro volte prima di ora. Un allarme PHEIC, infatti, viene lanciato solo quando il rischio è talmente alto da far prevedere una pandemia a livello planetario, praticamente inarrestabile. Le precedenti PHEIC sono state dichiarate in occasione dell’influenza suina del 2009, ad una epidemia di polio nel 2014, all’epidemia di Ebola nello stesso anno ed a quella legata al virus Zika nel 2016.

Scenari di guerra e di contagio

Le due provincie congolesi maggiormente colpite dal virus emorragico sono Nord-Kivu e Itury. In questi territori è particolarmente difficile istituire un cordone sanitario o anche curare efficacemente i malati, questo a causa del controllo del territorio da parte di milizie non governative armate. Anche gli stessi abitanti, però non collaborano, in quanto molti diffidano dei controlli medici e rifiutano il contatto con i sanitari, oltre a rifiutare le vaccinazioni per Ebola, o anche al semplice ricovero dei propri parenti ammalati.

Le tensioni nella zona sono dimostrate dai frequenti attacchi alle vetture con a bordo i medici che viaggiano di villaggio in villaggio per portare le cure necessarie ad arginare l’epidemia.

Contagio tra Congo e Ruanda

Il virus viaggia veloce ed ha raggiunto le sponde congolesi del lago Kiwu, a poca distanza dal confine rouandese e dalla città Gisengyi Proprio in questa città rouandese di sono segnalati casi isolati di malattia, ma a seguito della morte di un cercatore d’oro, i governo di Kigaly ha chiuso le frontiere con il Congo. Il blocco è durato solo alcune ore, ma attualmente i controlli sono decisamente stringenti.

Le autorità del Congo hanno rintracciato la famiglia del minatore morto, dove solo la vedova e una figlia sono risultate infette. Il resto della famiglia è stato vaccinato e strettamente monitorato in isolamento a Goma.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.