Fuoco greco (immagine tratta da Wikipedia)
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L’arma risolutiva dell’Impero Bizantino è stata il temuto Fuoco Greco. Ne parliamo nella nostra rubrica Pillole di Storia

Sin dalle epoche più remote gli uomini hanno cercato di realizzare armi sempre più micidiali e definitive, nel senso che il loro utilizzo avrebbe dovuto portare all’annientamento totale del nemico. La Bomba Atomica ha dunque molti e importanti antenati.

Oggi, per la rubrica Pillole di Storia, vogliamo parlarvi di una di queste: il temuto Fuoco Greco. Il suo scopo consisteva nell’incendiare o direttamente gli avversari o le strutture in legno, come ad esempio le navi. Ma vediamo meglio di cosa si tratta in realtà.

Il fuoco greco dell’Impero Bizantino

Prima di tutto vogliamo ricordare che questa vera e propria miscela era conosciuta come fuoco greco solo al di fuori dell’Impero Bizantino, gli abitanti di quest’ultimo lo avevano denominato fuoco liquido, fuoco romano o anche fuoco liquido. Tutti questi appellativi ci fanno capire un poco di che tipologia di arma stiamo parlando: una miscela inestinguibile perfino sull’acqua.

Il fuoco greco era costituito da una miscela di zolfo, nafta, petrolio, calce viva, salnitro e pece. O veniva lanciato addosso al nemico utilizzando delle granate in ceramica oppure impiegando sugli spalti o sui dromoni i potenti sifoni: enormi otri di pelle o di terracotta collegati ad una sorta di tubo di rame.

Scena di una battaglia utilizzando il fuoco greco (Fonte Wikipedia)

Secondo il celebre storico bizantino Marco Greco c’era solo un modo per riuscire a neutralizzare questa arma terribile: per spegnerla si doveva utilizzare sabbia, aceto o urina.

Vogliamo ricordare ciò perché l’acqua non riusciva a estinguere il fuoco greco ma anzi ne ravviva la fiamma.

Come è nata?

Sembra che un certo Callimaco, vissuto nel VII secolo, sia l’autore di questa meraviglia tecnologica. Proveniva dalla città libanese di Eliopolis, oggi è conosciuta come Baalbek. La formula segreta per realizzare il terribile e mortale fuoco doveva essere conosciuta solo dall’imperatore in carica e da pochi alchimisti che dovevano realizzare la mistura segreta.

Chiunque avesse divulgato un simile segreto sarebbe stato immediatamente condannato a morte. Il segreto che aleggiava attorno a questa arma è simile a quella che ha circondato per anni la bomba atomica.

Impiego in battaglia

Per due volte gli arabi cinsero d’assedio la capitale dell’Impero Romano d’Oriente, Costantinopoli, e per due volte furono respinti grazie al fuoco greco. L’ultima volta accadde durante l’assedio avvenuto tra il 717 e il 718.

Ad oggi non si sa bene come fosse composta e come funzionasse realmente sul campo di battaglia.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.