tephen King (Fonte Wikipedia)
tephen King (Fonte Wikipedia)
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Molti autori hanno immaginato, in un modo o nell’altro, il futuro. Pochi, però, sono riusciti a tinteggiare una realtà futuristica in un solo volume come ha fatto il maestro contemporaneo dell’horror, Stephen King

Uscito negli Stati Uniti nel maggio 1982, edito da Signet Books, The Running Man ha subito riscontrato un grande successo di critica e di pubblico sia in patria che all’estero.

In Italia fu edito dalla Mondadori il 22 gennaio 1984, con il titolo L’uomo in fuga nella celebre collana di fantascienza Urania (numero 962).

Il volume, sia negli USA che in Italia, uscì con lo pseudonimo scelto da King, Richard Bachman. In diverse occasioni Stephen King ha dichiarato di aver realizzato il manoscritto dell’opera nell’arco di una settimana, precisamente in 72 ore.

Nel 1987 uscì al cinema la pellicola L’implacabile, con attore protagonista Arnold Schwarzenegger, per la regia di Paul Michael Glaser. Nel film (tratto da L’Uomo in fuga) il periodo in cui si svolge la trama è il 2019!

Il celebre attore e politico Arnold Schwarzenegger, protagonista di L'Implacabile
Il celebre attore e politico Arnold Schwarzenegger, protagonista di L’Implacabile

Un futuro dominato dai media

In questo distopico 2025, o 2019 se ci riferiamo al film, a dominare gli Stati Uniti sono i media, all’affannosa ricerca di continue emozioni forti da mostrare ad un pubblico totalmente in loro balia.

Ciò grazie anche all’innovativa ma aberrante tri-vu (televisione tridimensionale) di cui tutte le case devono essere fornite. Durante l’intera giornate sono trasmessi reality e show che hanno lo scopo di originare nel pubblico sentimenti di odio, paura e ilarità.

I reality vanno molto di moda dunque e il più celebre e noto è senz’altro L’Uomo in Fuga. Il gioco è molto semplice: il protagonista dello show deve scappare da tutto e da tutti per 30 giorni, se alla fine del gioco è ancora vivo, vincerà ben un miliardo di dollari. Il teatro del gioco non è soltanto rappresentato dagli Stati Uniti d’America, ma da tutto il mondo.

La fuga non è così semplice, visto che un gruppo di mercenari, i Cacciatori ha il compito di braccarlo e ucciderlo. Saranno aiutati dalla gente, dietro generosa ricompensa.

Il fuggitivo guadagnerà cento dollari per ogni ora cui rimane in vita e 500 per ogni mercenario che riuscirà ad uccidere. Ogni mossa di entrambe le parti sarà seguita dalla tri-vu.

Il romanzo è organizzato in 101 capitoli intitolati, imitando un conto alla rovescia, parte da “Meno 100…” per giungere a “… 000”.

Il senso profondo del gioco

In un mondo dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, è ovvio che siano i più sfortunati a decidere di mettere in gioco la propria vita. La somma che si riesce a guadagnare è destinata a chiunque si desideri. La morte e la disperazione diventano gli strumenti per le multinazionali per fare sempre più soldi.

Il potere della televisione inizia sin da piccoli
Il potere della televisione inizia sin da piccoli

Ben Richards, l’uomo qualunque

Stephen King decide di rendere protagonista del libro l’americano medio, Ben Richards, un cittadino qualunque nel sobborgo immaginifico, violento e povero di Co-Op City, nel New England.

Richards ha quasi trent’anni, una figlia malata e una moglie ma è disoccupato. A causa di questa grave situazione la moglie si prostituisce e lui decide di recarsi al Palazzo dei Giochi (il Games Building), luogo a metà tra il Paradiso e l’Inferno.

In questo edificio si selezionano i parteciparti dei diversi show e giochi della tri-vu, vero oppio della popolazione.

Ben, dopo una serie di test, viene scelto per L’Uomo in Fuga. L’occasione della vita è arrivata e lui è pronto a giocare il tutto e per tutto per vivere e vincere, soprattutto per la seconda. La somma andrà a sostenere la sua famiglia.

Non vi diremo come si conclude il libro, e il film che nelle linee generali segue l’opera di King, ma vogliamo concludere l’articolo con una domanda: Il potere attuale dei media e più in generale dello show business può essere un pericolo se mal gestito e senza controlli?

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.