La Luna di nuovo al centro della lotta per il predominio spaziale. Questa volta è la Cina ad aver segnato un punto a suo vantaggio
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La Luna di nuovo al centro della lotta per il predominio spaziale. Questa volta è la Cina ad aver segnato un punto a suo vantaggio

La faccia nascosta della Luna fu osservata per la prima volta dall’uomo il 10 ottobre del 1959 grazie alle immagini rilevate dalla sonda sovietica Luna 3, durante il suo passaggio attorno al satellite naturale della Terra.

Fino ad allora non era stato possibile osservare il lato lunare nascosto a causa della sua rotazione sincrona che ha come diretta conseguenza per il satellite il mostrare sempre la medesima faccia al corpo attorno al quale orbita (in questo caso la Terra).

I primi uomini ad osservare ad occhio nudo il lato nascosto della Luna furono gli astronauti statunitensi William A. Anders, Frank Borman e Jim Lovell, della missione Apollo 8, la Vigilia di Natale del 1968.

La faccia nascosta della Luna

Questo lato della Luna è molto diverso rispetto a quello che osserviamo giornalmente. Prima di tutto presenta una morfologia più accidentata e con un maggior numero di crateri. I mari lunari risultano essere più piccoli rispetto a quelli presenti nella faccia visibile dalla Terra.

La sua importanza geopolitica risiede nel fatto che in passato è stato individuato proprio in questa specifica zona l’installazione di una base per permettere l’ osservazione dell’Universo senza l’influenza prodotta dalla Terra.

A partire dal 2007, grazie alla sonda nipponica Kaguya, è presente un satellite per le comunicazioni costantemente in orbita attorno alla Luna per permettere una comunicazione costante con il nostro pianeta.

La Kaguya ha permesso di mappare le diverse anomalie gravitazionali della faccia nascosta della Luna, fino al 2007 conosciute solo in maniera superficiale.

La Cina alla “conquista” del lato oscuro lunare

La Cina ha allestito la missione lunare Chang’E-4. Il razzo, un Lunga Marcia 3B, è partito dalla base aerospaziale di Xichang (Provincia di Sichuan) questo 8 dicembre alle 19 e 30, ore italiane. La missione ha a disposizione un lander statico e un rover.

L’arrivo è previsto tra 27 giorni e sarà il primo razzo ad allunare nella parte nascosta del nostro satellite naturale. L’impresa è molto complessa a causa delle comunicazioni con la Terra, impossibilitate dalla copertura lunare.

Per ovviare a questo inconveniente i cinesi hanno deciso di far passare tutti i dati raccolti dalla missione lunare tramite il satellite Queqiao, lanciato da loro nel maggio 2018.

In cosa consiste la missione cinese

L’allunaggio avverrà nel cratere Von Kármán, del diametro di ben 190 km, ubicato nel bacino del Polo Sud-Aiken. Il nome del cratere deriva dal matematico, fisico e ingegnere ungherese naturalizzato statunitense Theodore von Kármán.

Il Cratere Von Kármán risulta di grande interesse scientifico perché rappresenta tutto ciò che resta del più remoto e più vasto impatto lunare riscontrato dall’essere umano, avvenuto miliardi di anni fa  a causa della collisione con un asteroide.

Il lander della missione cinese ha in dotazione un apposito radar per sondare la crosta lunare e ciò che è presente nel sottosuolo.

La parte più interessante dell’intero progetto consiste nell’invio di piante, per comprendere il funzionamento del possibile sviluppo vegetale sulla superfice lunare. Sarà presente, infatti, una biosfera contenente circa 3 chili di patate e Arabidopsis, una pianta da fiore da seta.

Il responsabile del progetto Liu Hanlong, vicepresidente della prestigiosa Università di Chongqing ha informato che l’obiettivo dell’ambiziosa missione consiste nello studio approfondito della fotosintesi e delle respirazione sulla Luna. Ovviamente in un’ottica di futura colonizzazione.

Allo studio della Luna sono interessate anche gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa. La partita è solo agli inizi…

 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.