Caporalato
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I numeri parlano di flop

Per giorni e giorni ha tenuto banco l’argomento “Sanatoria migranti” eppure alla luce di tanto polverone e diatribe, minacce di dimissioni e crisi di governo, con tanto di lacrime lasciate cadere copiose durante una delle tante dirette stampa organizzate a Palazzo Chigi, ancora i numeri non danno alcuna ragione ad un progetto sbandierato come una svolta epocale.

Numeri esigui

In tutta Italia i numeri appaiono davvero troppo irrilevanti rispetto ad una utopica svolta e lotta al caporalato, e il 1 giugno avrebbe dovuto rappresentare il D-Day in cui frotte di braccianti immigrati non aspettavano altro che inondare come un fiume di forza lavoro i campi della nostra penisola.

Alla luce dei fatti sembra davvero paventarsi come un clamoroso flop che avrà anche serie ripercussioni.

Cos’è il caporalato?

Il Caporalato è una pratica molto diffusa nel nostro Belpaese, soprattutto nel settore dell’agricoltura e dell’edilizia, che si basa sullo sfruttamento della manodopera a basso costo.

Il reclutamento di solito avviene attraverso il “caporale” che recluta persone nei punti strategici della città, per farle lavorare in condizioni precarie e senza la minima tutela in termini di sicurezza, di condizioni igienico sanitarie adeguate, e ore riposo nonché compenso, come previsto per legge.

Pur essendo illegale e penalmente perseguibile, novellato dall’art.12 del D.L. 13 agosto 2011, e successivamente modificato dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148 che ha introdotto nel nostro codice pensale il nuovo articolo il 603-bis, contenente il nuovo Reato di Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro che si inquadra nella disciplina dei delitti contro la libertà individuale.

Sigillo alla lotta al caporalato

Belle parole, contro il lavoro in nero che attanaglia l’intera penisola, che al contempo avrebbe anche rappresentato il problema seppur momentaneo di “una semplice temporanea regolarizzazione” come l’hanno definita le fila della maggioranza giallorossa al governo, e  dato respiro alla mancanza di manodopera.

Dal 1 giugno i datori di lavoro avrebbero dovuto subissare di domande e i lavoratori avrebbero dovuto accorrere a parità di gaudio. Purtroppo i numeri remano contro, fino ad ora in tutta Italia sono state presentate circa 100 domande, riscontri che sono davvero impietosi.

Dal Viminale rimandano ad una registrazione dati da aggiornare al 15 giugno, alcuni parlano ufficiosamente di 9500 domande, sarà a luglio che si saprà se le stime paventate nella cifra di 220 mila domande, darà risposta positiva. E nel frattempo?

Colf e badanti

 Pare che il numero di domande eventuali sia principalmente da imputare al settore colf e badanti e non alla richiesta di manodopera agricola, come dire che la montagna ha partorito un topolino. Se questo fosse vero allora c’è da chiedersi ma tutta questa impellenza necessaria di manodopera in realtà non c’è mai stata.

O forse la lotta al caporalato deve veder parlare altri linguaggi che non sono solo l’incasellamento degli immigrati seppur a tempo. D’altro canto il caporalato non è un fenomeno nato qualche giorno fa, ha radici ben più profonde, forse celato dietro effimere nomee, ma pur sempre di pratica illegale si parla.

In realtà la fase3 pandemica ha riaperto le frontiere comunitarie, per cui molti braccianti abituati a trascorrere la stagione nei campi sta tornando nei luoghi dove ha già prestato forza lavoro.

Di fatto facendo venir meno l’assunzione di immigrati.

O forse a qualcuno avrebbe fatto piacere che la pandemia avesse ancora inginocchiato l’economia italiana, perché questo ha scombinato qualche disegno più sotterraneo.

Forse tale pantomima avrebbe dovuto essere presentata non dal settore delle politiche agricole, attraverso la figura della ministra Bellanova, bensì dal Ministero delle attività produttive.

La politica dei porti aperti

 Sarebbe più giusto rivedere la politica dei porti aperti, perché continuare a far entrare immigrati non regolarizzati crea solo manovalanza per la mafia, perché è inutile negare che l’immigrazione è manna servita su vassoi per le cosche e i clan.

L’Italia, non si sa bene per quale architrave del pensiero del trovare sempre una giustificazione a tutto, manderà giù anche quest’ennesima scelta estremamente opinabile, basta che ci sta il mare basta che ci sta il sole.