Il padre della Virtual Reality si dice scettico sul futuro
adv

Solo i visionari riescono a cambiare il futuro guardando oltre il presente, eppure quello che vede Jaron Lanier non è un futuro roseo per la Vr, almeno nell’immediato

In occasione dell’uscita del suo libro “L’alba del nuovo tutto”, Jaron Lanier, uno dei fondatori della Realtà Virtuale ha affermato: “Ci vorrà una generazione per riportare la Vr alle sue origini”

Next big thing

Il mondo digitale ci ha abituati a idee, che crescono meravigliose come bolle di sapone, ma che spesso come queste ultime si dissolvono in uno schizzo iridescente.

La Vr è una di queste idee, che potrà prendere corpo e diventare la prossima idea chiave che cambierà il modo in cui uomo e macchine interagiranno, oppure sparirà e lascerà il posto al prossimo sogno, così che magari tra pochi anni nessuno la ricorderà.

Il primo a creare una apparecchiatura di Realtà Virtuale fu Ivan Sutherland, nel 1968, ideando un apparecchio così pesante da dover essere sospeso al soffitto, tanto da meritare il nome di “spada di Damocle”. Dopo questi timidi e scomodi esordi, giunse però il vero padre di questa tecnologia, Jaron Lanier.

Jaron Lanier

A breve compirà 60 anni, trascorsi dividendosi tra le sue attività di informatico, precursore, compositore, saggista. In questi giorni ha pubblicato un nuovo libro “L’alba del nuovo tutto”, edito da “Il Saggiatore”, in cui afferma che la realtà virtuale rimane il mezzo più importante “per indagare la vera essenza dell’essere umano”.L’idea di base di Lanier è che la Vr è una modalità con la quale esprimere in modo immediato e spontaneo l’interazione uomo-macchina.

Dopo il boom della realtà virtuale, esploso circa cinque anni fa, tuttavia, occorre fare il punto della situazione: mentre sono stati ottenuti interessanti passi avanti dal punto tecnologico, l’aspetto della crescita cultura della Vr non è altrettanto entusiasmante. Probabilmente la causa è da ricercare nella direzione dello sviluppo che ha praticamente privilegiato esclusivamente l’intrattenimento, in particolare i videogiochi. Il cruccio di Lanier è che lui la ha pensata per tutt’altri motivi, considerandola uno strumento eccezionale per esplorare la mente umana e consentirle di superare i propri limiti.

Secondo Jaron, occorrerà almeno una generazione per portare nuovamente la Realtà Virtuale sui binari per la quale era stata pensata in origine.

Un futuro incerto ma splendente di speranza

Secondo Jaron, “Al futuro non importa affatto se siamo ottimisti o no. L’ottimismo o il pessimismo riguardano la nostra identità, non il futuro. Ciò che conta è l’atteggiamento nei confronti del futuro, le nostre buone intenzioni, il nostro cercare di essere gentili, razionali. Credo sia importante impegnarci soprattutto in questo senso: quindi, se la domanda è ‘sei pessimista o ottimista?‘, rispondo che sono ottimista, perché credo che tutti abbiano la possibilità di scegliere. Sono ottimista perché quando guardo le nuove generazioni vedo qualcosa che mi piace. Sono ottimista perché, quando ripercorro la nostra storia, vedo uomini e donne che hanno superato momenti critici combattendo. Allo stesso tempo però sono anche pessimista e credo non ci sia bisogno di ribadirne i motivi. Anche per questo, invece di pensare a quanto e se sia giusto essere ottimisti, ritengo sia meglio impegnarci per costruire un futuro migliore”.