Young businessman lost in maze. This is entirely 3D generated image.
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La mancanza di efficaci collegamenti

L’attuale crisi di identità e, soprattutto, ideologica che viviamo è il risultato di un cattivo funzionamento. Non funzionano i collettori tra il Cittadino e le Istituzioni. Non ci sono più i gruppi che connotavano la programmazione e l’esigenza di un territorio, facendosi carico di instradare, tali stesse occorrenze, verso i riferimenti, adeguati e attrezzati, a curarne le relative soluzioni.
Quelle forze, quando erano bene operanti, avevano la peculiarità di essere essenziali per la democrazia e aiutavano, nel contempo, un’intera comunità a sentirsi parte integrante di un processo di sviluppo.
Ad un certo punto, quando le sinergie in argomento hanno iniziato a vacillare, è stata la “Società Civile” a rendersi parte diligente, per fare da riferimento e guida, ma la guida di un determinato gruppo, che si identificava in valori ed ideologie, non poteva essere surrogata da organizzazioni coinvolte in interessi di parte e  punti vista settoriali, con opinioni improntate ad un risultato immediato.
Il partito politico era altra cosa; svolgeva intermediazione, aggregava, coinvolgeva l’elettorato, traduceva gli ideali in linee programmatiche, coltivava alternative e costruiva alleanze, per raggiungere risultati delineati da un orizzonte di bene comune.

Il partito politico era attrezzato per affrontare lotte, con decisioni, giuste o errate, prese con un reale sforzo comune improntato su precise responsabilità. Ci si confrontava, con dialettica forte e decisa; ci si misurava, con programmazione determinata e studiata; ci si comparava, con credibilità acquisita e intellettualmente onesta; ci si sfidava, con competizione pulita e rispetto reciproco.
Oggi tutto questo non esiste più e la manipolazione, sociale ed economica, costituisce la triste realtà di un momento tutt’altro che esaltante.
Mancano concreti e validi principi di impegno serio e funzionale, mancano prerogative incisive e pronte. Vige un’approssimazione preoccupante e dilagante.
Necessitano soluzioni realistiche, atte a far riemergere valori ormai dimenticati.
Un caso a parte, per essere più completi nell’esplicazione, è l’altra faccia della stessa medaglia: quella dell’assoluta estemporaneità.
E’ un aspetto che induce a qualche riflessione.

Un dubbio spontaneo: lo sono o ci fanno? 

Il  talento esprime ciò che vuole, il genio manifesta quello che può. Così argomentava Carmelo Bene, spiegando il pensiero del filosofo francese Deleuze, sulla  differenza tra la propensione e l’estro. Oggi, in tutti i settori, si stenta a riconoscere una particolare inclinazione o un acume e, se si aggiunge un lacunoso riconoscimento della meritocrazia, il quadro di una mediocrità manifesta emerge in tutta la propria chiarezza. E, forse, anche drammaticità.
In altra epoca il carisma e il fascino di alcuni personaggi era una valore aggiunto; in televisione l’educazione, il garbo e la competenza del Generale Bernacca mettevano tutti in condizione di comprendere le previsioni del tempo (oggi Paolo Sottocorona – sul la 7 – è assai garbato); il “pace e bene a tutti” di Padre Mariano, oggi “Venerabile”, presbitero cappuccino assurto agli onori televisivi per la bonarietà e la semplicità dell’eloquio, è ancora oggi un esempio di garbo. Per arrivare a tempi più recenti, non si possono tacere la cortesia e la gentilezza di Luciano Rispoli; la competenza e la proprietà del Professor Gian Luigi Beccaria. A tal proposito viene in mente “Parola mia”, programma quiz sulla lingua italiana. I quiz, oggi con concorrenti che ci propinano risposte “bestiali”, testimonianza di un decadimento culturale ormai torrentizio e diffuso.
Sembra quasi che parlare a vanvera sia diventato connotato di prestigio e notorietà; è ormai lampante il fatto che meno si conosce, più si coinvolge.
Viviamo una realtà di difficile classificazione o, forse, una fase di controcultura che non ha nulla in comune con quanto espresso, oltre mezzo secolo fa,  dai movimenti giovanili di contestazione. In quel contesto ci stava, comunque, un’ideologia, un pensiero ed una progettualità; esisteva una base solida di permeata preparazione. Poteva essere discutibile ed opinabile, ma di certo si fondava su convinzioni coerenti ed i comportamenti ne denotavano la compattezza.
Vari comparti vivono forti difficoltà, l’economia è stagnante, la normalità è allo stremo. Le dichiarazioni che all’orizzonte ci sarà una formidabile ripresa,  inculcano uno stato di forte disappunto e confusione perché totalmente contrarie a indicazioni di esperti, preposti a studi ed analisi afferenti, che ci consegnano un futuro assai poco incoraggiante. E, per giunta, tali stesse indicazioni etichettate come inesattezze e sciocchezze, da positivi e improvvisati preveggenti.
“Questo lo dice lei”, rivolto ad un eminente Professore, docente universitario, da parte di una imberbe ragioniera, assurta agli onori grazie a “prodigi politici”, riecheggia ancora, in maniera assai imbarazzante.
Si pretende, ormai, di leggere la “Divina Commedia”, senza aver neppure guardato la copertina de “I ragazzi della via Pal”, di Molnar.
Al tempo attuale è un coacervo di impreparazione e incompetenza; di impudenza e tracotanza. Per adesso sembra funzionare, ma la situazione non reggerà a lungo. Le prospettive sono assai negative e gli unici a non accorgersene sono i primi a cavalcare il pressappochismo. Tra cialtroneria e dilettantismo non esiste un male minore.
E’ solo il mio pensiero e, comunque, auguri a noi.