Riconoscimento facciale aiuta la sicurezza urbana
Riconoscimento facciale aiuta la sicurezza urbana
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Grazie alle più moderne tecnologie l’approccio della polizia alla sicurezza urbana è cambiato drasticamente. L’utilizzo del riconoscimento facciale ha fatto la differenza. Vediamo insieme il perché

Gestire, da parte della polizia, la pubblica sicurezza non è mai stato facile ma, grazie all’apporto delle nuove tecnologie, la situazione è radicalmente cambiata, soprattutto in ambito urbano. Ciò che ha davvero fatto la differenza è stato, USA docet, l’utilizzo del riconoscimento facciale. Perché? Per scoprirlo continuate a leggere.

La sicurezza dopo l’11 settembre 2001

Gli attacchi dell’11 settembre del 2001 hanno cambiato tutto in termini di sicurezza. Da quel momento tutti gli stati del mondo hanno iniziato a sviluppare politiche e tecnologie atte a ridurre al minimo l’insicurezza. L’avvento della Quarta Rivoluzione Industriale, poi, ha avuto come risultato l’implementazione dei diversi settori che operano nell’universo informatico e cibernetico.

Tutto ciò ha avuto come conseguenza lo sviluppo del riconoscimento facciale che, avendo fatto passi da gigante, è diventato un settore molto richiesto dalle forze di polizia di tutto il globo e, di conseguenza, molto remunerativo per le aziende che operano nel settore.

L’Intelligenza Artificiale fa la differenza

Lo sviluppo dell’IA (Intelligenza Artificiale) ha portato un controllo maggiore delle nostre vite grazie utilizzo dell’identificazione facciale. Più viene utilizzato il riconoscimento facciale più l’IA aumenta il suo potenziale e maggiore sarà la possibilità di identificare un criminale ovunque esso si trovi. Questo anche grazie al dispiegamento certosino delle telecamere in ambito privato e pubblico.

La cattura, avvenuta alcuni mesi fa in Bolivia, del noto terrorista Cesare Battisti è un caso evidente e positivo di quanto possa fare l’impiego del riconoscimento facciale in ambito di sicurezza.

Il Grande Fratello, pericolo o opportunità?

La sicurezza urbana è ai massimi livelli ma, volendo citare il buon George Orwell, il Grande Fratello avanza. Infatti, per avere una maggiore sicurezza in ambito urbano, le forze dell’ordine hanno dovuto per forza di cose implementare il controllo su ciò che facciamo quotidianamente. Un piccolo prezzo da pagare per vivere in un contesto più sicuro per noi e i nostri figli.

Non è la tecnologia in sé ad essere un pericolo per noi o una risorsa, ma è come noi la utilizziamo che determina il suo grado di pericolosità o meno. In Cina, il riconoscimento facciale è utilizzato per tenere sotto controllo la popolazione, in Occidente per la lotta al terrorismo.

La differenza sta nella Legge e da come viene interpretata.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.