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Il tempo è esattore implacabile, non fallisce mai

Nessuno sembra volersene assumere le responsabilità; eppure, indubbiamente, ciò che germoglia è necessariamente stato, precedentemente, piantumato.
Non è un accadimento naturale, nel senso stretto del termine, ma episodio che si verifica a seguito di una precisa scelta.
Se desidero, ad esempio, prodotti dell’orto, dovrò provvedere a sistemare prima il terreno, predisporne, quindi,  l’adeguata semenza e, nonostante tutto, per ambire al raccolto dovrò faticare. E non poco, anzi!
Curare, innaffiare, preservare, seguire. Ciascuna fase, precedente a quanto verrà fornito dalla semina, deve essere opportunamente attenzionata.

Medesima azione, si dovrebbe espletare, se di desiderassero produzioni di frutta.
Olivi, vigneti, frutteti in genere, non sono eventi spontanei. Vanno, tutti, predisposti; compresi gli eventuali periodi di “maggese”.

Su tale stretto termine agricolo, più avanti, tornerò, per meglio chiarire i concetti.

Seminare è sinonimo di originare e, dunque, “ab origine” sta a significare, come la stessa locuzione latina spiega, dalla nascita, fin da quando ha avuto inizio un determinato percorso, un precisato evento.

La realtà dei fatti

Pur essendo assai percepibile ed evidente, tuttavia lo stato dell’arte deve essere spiegato perché esiste sempre, immancabilmente, una certa ottica – assai ostinata al punto da divenire irritante – a non volerne prendere atto.
Qui diventa utile il precedente “maggese”; è una pratica agricola che contempla la quiescenza di un appezzamento – comprese le varie fasi per attuarla – per un determinato periodo di tempo, affinché il terreno possa ricomporsi e riprendere la fertilità dovuta.

Questo avviene nel caso in cui ci si trovasse davanti ad un podere, già di per sé, con potenziale sperimentato. In caso contrario, considerata la particolare tecnica da applicare, si lascia stare. Si penserà, nell’infausta eventualità di terreno poco prolifico, a un utilizzo diverso.
Un capannone, un garage, un opificio, un impianto, comunque, differente dalla produzione agricola.

Le incombenze decisionali

La gestione degli obblighi risolutivi spetta, sempre e comunque, alla proprietà che, a proprio insindacabile giudizio, può delegare a chi degnare di fiducia.

Per proprietà si intende un contesto tale da poter prendere decisioni autonome, senza alcuna remora di sorta.
Sono elementi di basilare rilevanza che, proporzionalmente trattati, trovano attuazione nei più svariati settori.
Pensiamo, solo per mera funzione esemplificativa, allo sport e, nella fattispecie, alla pratica calcistica; due piccioni con una fava, mi viene da osservare.
Nel contesto squisitamente “tecnico” ci sta la figura dell’allenatore; fino a quando gode della fiducia della proprietà è il punto dirimente di ogni faccenda. Ritiene, sempre per raggiungere il miglior risultato, di puntare sulle forze adeguate e, quindi, decide, in assoluta autonomia, quali tattiche adoperare e fa le scelte. Strategiche, fattuali, operative e in proiezione futura. Insomma determina.

Chi non è d’accordo deve farsene una ragione, ma ha uno strumento infallibile per convincerlo del contrario: impegnarsi e comprendere come agire.

L’altro piccione – preso con la stessa fava – riguarda il settore arbitrale. Se le prestazioni, dei giudici di gara, non vengono valutate positivamente dagli organi tecnici, l’esito varia – a seconda delle incapacità palesate – dalla sospensione (non arbitrano per diverse gare) al “fermo”, sino ad arrivare – nei casi più “pesanti” – alla dismissione a fine campionato. Cioè, la collocazione a riposo.

Gli esiti

Il punto diventa assai importante; il figurato “campo agricolo” è stato traslato in altri “campi” e, senza nessun problema, può essere metaforico per i più disparati settori. L’auspicio, per chi cerca – ormai disperatamente –  di spiegare è che “intelligenti pauca” approfondiscano i concetti.
Quando si sono espletati – con pacatezza, pazienza e dedizione –  tutti i tentativi a disposizione senza cavarne un ragno dal buco, non resta altro da fare che “mettere a maggese” il terreno, con la speranza di poterne apprezzare, in seguito, le fertili qualità. In caso contrario, ma non impossibile, che li maggese non dovesse dare esiti positivi, lo stesso campo in argomento potrebbe essere adibito ad altro scopo.