meteo maggio
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Tra ordinanze, direttive, chiarimenti e ricorsi

 Già è difficile aiutare i più fragili, ma se la maxi-manovra di 155 miliardi continua a slittare – già non sembra più opportuno chiamarla manovra di aprile – inutile fare programmi positivi.

Insomma una miriade di opinioni, una quantità esagerata di provvedimenti, una marea di interpretazioni. Ciascuno cerca di tirare acqua al proprio mulino, ma dello stato in cui versa la “gente comune” pare non sia interesse primario.

Prendono solidità presagi sinistri; da questo “Portale” ne avevamo paventato l’agguato, non ci conforta essere stati facili profeti, (cfr. https://www.psbprivacyesicurezza.it/fidelizzazione-attraverso-lassistenza/).

L’ Ordine Pubblico non un’opinione da non confondere con le idee e le propagande politiche; Il concetto di ordine pubblico, seppure in maniera semplicistica e generale, è recepito come il fondamentale pilastro,  affinché un ordinamento esista e  in grado di tutelare tutti coloro che lo formano e frequentano.

La premessa, anche se sommaria e assai ridotta, è necessaria per darsi una regolata con le espressioni e i pensieri che pervadono l’attuale contesto in cui, in verità, la sicurezza dell’Ordine Pubblico diventa responsabilità, precisa, dirimente ed imprescindibile, del Prefetto.

Il Prefetto è un organo dello Stato, rivestendone una figura monocratica, dipendente del Ministero dell’Interno e rappresenta, quindi, il Governo essendo a capo di un ufficio, fino al 1999 denominato “Prefettura”, oggi denominato “Ufficio Territoriale del Governo” (UTG). Appunto.

Lo stesso “Ordine Pubblico” – politico, tecnologico ed economico – è, senza dubbio, una peculiare caratteristica di porzioni dell’unico diritto, che racchiude le norme costituzionali dello Stato.

Comprensione del contesto

In una città che non riconosce più i reali pericoli; in situazioni in cui sembra non esitano più custodi della libertà individuale; in contesti che, giorno dopo giorno, appaiono sempre più scevri dal rispetto della legalità e legittimità; in condizioni di vivibilità, oltremodo minate dal mancato rispetto di norme e leggi vigenti, credo che interventi mirati, atti a individuare reati  perseguendone i colpevoli, non possano che satisfare le attese di un popolo che è davvero, oltremodo, stanco di essere “assemblato” a gente adusa a delinquere. Napoli è stanca, è delusa, è devastata, è consumata e nessuno sembra capirlo. A volte mi chiedo dove vivano certe persone che, con eloqui scomposti e senza nessun nesso con la realtà, contribuiscono all’annientamento di una Città che meriterebbe ben altro.

E dal 4 maggio le inquietudini aumenteranno; caos tra divieti e permessi; ora arriva il difficile; pubblici esercizi in fibrillazione nell’attesa di un’auspicata ripartenza.

Tuttavia, inutile negarlo, le problematiche, già non affrontate con efficacia, sembrano andare incontro a ulteriori difficoltà di difficile soluzione.

O pesce fete da ‘a capa? Probabile, ma si faccia chiarezza

Napoli è, ormai, una Città che sopporta tutto, perfino l’insostenibile.

La libertà di ciascuno termina dove inizia la libertà altrui, ricordando Martin Luther King dovremmo esserne tutti convinti, ma è evidente che qualche problema lo abbiamo.

Non riusciamo, tra l’altro, neppure a comprendere più la differenza tra furbizia e intelligenza; evitare o scaricare le responsabilità è diventato uno sport nazionale e qui, da noi, addirittura consuetudine e fatalità.

Riallacciandomi a quanto pubblicato ieri, ed a proposito del tema in argomento, mi è tornata alla mente un altro  “fattariello”; lo riporto, integralmente, così come lo appuntai; sarà, in effetti, un episodio raccontato al presente storico.

“Stamattina, domenica 25 agosto, alle 9,45 ero a Porta Nolana, al Terminal dell’Eav. Dovevo raggiungere una località della provincia, servita dalla linea ferroviaria e da quella degli autobus; la preferenza, e quindi la libertà di scegliere, mi invogliava alla autolinea. Una volta a destinazione mi avrebbe consentito di scendere a pochi metri dalla meta, mentre con l’arrivo alla stazione mi sarebbe toccato un tragitto a piedi di circa tre chilometri. Non è un viaggio che intraprendo spesso, ma quando lo faccio cerco sempre di andare in autobus. Al ritorno sono costretto, invece, a percorrere il tratto, di cui sopra, perché gli stessi conducenti non riescono a indicarmi l’orario di passaggio, direzione Napoli, alla fermata corrispondente al mio arrivo.

“Dipende dalle condizioni del traffico e da altro…”, è la risposta. Pure persuasiva, volendo essere comprensivi, circa le effettive difficoltà della viabilità ordinaria.

Stamani, tuttavia, il tabellone che indica le partenze delle autolinee riportava lo “Scafati” (per dirla con la terminologia della mia generazione) delle ore 10 in partenza dalla corsia 1. Allo sportello tre un gentile interlocutore, al quale ho chiesto informazioni, mi spiegava che per avere notizie certe avrei dovuto recarmi qualche porta più avanti, “all’ufficio delle autolinee, posso farle il biglietto, ma poi se non utilizza l’autobus deve tornare da me per cambiarlo con quello del treno”. Ore 9,50 e alla corsia 1 non ci sta nessun mezzo; rientro e mi reco dove indicatomi, ma, è evidente, ho capito male e chiedo ad una Gentile Signora presso il punto informazioni (almeno così mi sembra): “mi dispiace, non è qui che deve chiedere ma più avanti…”. Ringrazio, ma “più avanti” non vedo altre porte aperte. Ore 9,55 e alla corsia 1 non ci sta nessun autobus. Alla corsia 3 è appena giunto un altro mezzo e chiedo al conducente. “Generalmente se sopprimono una corsa esce scritto…”. Ringrazio, rientro e faccio il biglietto per l’autolinea. “Nessuna annotazione circa la soppressione e, quindi, a momenti arriverà” dico a me stesso. Ore 10 circa, il tabellone continua, quasi beffardo, a “sostenere” la partenza in argomento; anzi ci sta un’aggiunta sulla sinistra “in partenza”.

In capo alla corsia 2 ci sono alcuni conducenti, mi ci reco con la speranza di poter capire qualcosa. Infatti uno di loro, molto gentilmente, mi spiega che “se non mi sbaglio la domenica quel mezzo parte alle 10,30”. Ringrazio, rientro alla biglietteria, e vedo che da una porta “più avanti” sta uscendo qualcuno. Lo raggiungo e chiedo. Garbatamente mi risponde che appartiene al personale dei treni e che devo chiedere qui…mi indica e, credo, con me scopre che l’ufficio è chiuso. Luci spente e nessun segnale di presenza umana. Ci guardiamo, lo ringrazio. Intanto il tabellone degli annunci, afferenti alla linea ferroviaria, “porta” un diretto per Sorrento alle ore 10,08. Ritorno allo sportello tre e chiedo il cambio; l’addetto mi guarda e mi modifica rapidamente il biglietto. Nel suo sguardo mi sembra anche leggere una confortante comprensione. Nell’accedere alla discesa che mi porta alle partenze, un ultimo sguardo al tabellone. Sono le 10,05 e lo “Scafati” è dato sempre in partenza.

Raggiungo il binario 4 e il treno, puntualissimo, parte.

La trafila che mi attende la conosco, ma mi viene alla mente il fatterello delle statue a Piazza del Plebiscito e, anche io, vorrei chiedere a “questo qua sopra” il perché di tale situazione.

Gli antichi asserivano che “piscis primum a capite foetet”. Sarà così, però la nostra libertà continua ad essere calpestata”.

Cosa accadrà da oggi? Non lo so, ma auguri a noi. Come sempre