Il Sistema Solare ha un ospite interstellare dallo spazio profondo
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Dopo l’asteroide Oumuamua, gli astronomi hanno rilevato una cometa che è entrata nel sistema del Sole provenendo dallo spazio esterno

Lo scienziato Gennady Borisov ha individuato una cometa che interseca la sua orbita con la nostra stella ed i pianeti che gli orbitano attorno. Manca però la conferma conclusiva della effettiva origine extrasolare del corpo celeste.

Mille ed una Terra

Le cronache scientifiche ed i media ci stanno abituando ormai alla scoperta di pianeti in orbita attorno ad altri soli, a migliaia di anni luce di distanza da noi, eppure è estremamente raro che un oggetto proveniente da tali distanze arrivi a sfiorare il nostro sistema stellare.

Rilevare mondi simili alla Terra anche se a distanze praticamente infinite è un conto, identificare visitatori provenienti da altri Soli è un altro. Il viaggio solitario del nuovo venuto è iniziato praticamente all’alba dei tempi e si è svolto nel vuoto cosmico fino ad incrociare noi.

Oumuamua, primo di una lunga serie?

Dalla nascita dell’astronomia come scienza esiste un solo precedente all’evento rilevato, la identificazione dell’esoasteroide Oumuamua. Se confermato, il transito del nuovo oggetto dopo poco tempo dalla scoperta di Oumuamua porterebbe a pensare che lo spazio interstellare, generalmente ritenuto vuoto, in realtà ospita un traffico intenso di oggetti siderali. Il 30 agosto di quest’anno, Gennady Borisov, astronomo amatoriale, ha notato la presenza nel campo visivo del suo osservatorio personale, chiamato Margo, un corpo sconosciuto che probabilmente è una esocometa. La sigla assegnata all’oggetto è gb00234.

Le verifiche della seconda ora

Come di prassi in questi casi, l’avvistamento deve essere confermato da astronomi professionisti e riconosciuti dall’entablishment scientifico. A tale scopo l’intruso è stato studiato in particolare dall’Osservatorio della Crimea, che ne ha catturato alcune immagini. L’Unione Astronomica Internazionale ha anche incaricato il Minor Planet Center MPC (l’ente deputato allo studio dei corpi minori del Sistema Solare, generalmente asteroidi e comete) di indagare sulla scoperta di Borisov. A seguito dei primi tracking è stata quindi diramata una circolare che identifica l’oggetto con la sigla C/2019 Q4 (Borisov). Se però venisse confermata la natura cometaria del corpo celeste, la sua denominazione muterà in 2I, ovvero secondo oggetto interstellare. Sempre nel documento ufficiale emesso dal MPC si legge che “Sulla base delle osservazioni disponibili, la soluzione per l’orbita di questo oggetto converge verso elementi iperbolici, un dato che indica un’origine interstellare”.

Iperboli e curve

La traiettoria descritta dai corpi celesti permette di identificare la regione dello spazio da cui provengono. Calcolando la curva seguita dal corpo identificato da Borisov, questa sembra coincidere con una iperbole, che quindi porta l’origine fuori dai confini seppur vasti del nostro sistema. Gli esperti sembrano quindi concordare per una origine interstellare, dichiarando inoltre che “Altre osservazioni sono chiaramente molto opportune. […] in assenza di inattesi fenomeni di scomparsa o disintegrazione l’oggetto dovrebbe essere osservabile almeno ancora per un anno”. La cautela è però obbligatoria, in quanto altri corpi celesti con orbita apparentemente iperbolica si sono poi rivelati ad esami successivi provenienti dai confini estremi del Sistema Solare.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.