Eduardo_Scarpetta (Fonte Wikipedia)
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La riforma e le battaglie artistiche. Quella volta che D’Annunzio accusò Eduardo Scarpetta di plagio

A più di un secolo dalla stesura dei capolavori scarpettiani Miseria e nobiltà, ’Na santarella, ’O miedeco d’ ’e pazze, oggi, nell’epoca di una certa comicità cosiddetta demenziale, si ride ancora. E si ride tanto.

Edoardo Scarpetta 

Certo, la trasposizione cinematografica dei testi più divertenti di Eduardo Scarpetta, eseguita negli anni ’50 con uno straordinario Totò,  ha certamente influito sulla continuazione di quest’ultimi e sulla loro ulteriore conservazione “storica”.
L’importanza del teatro scarpettiano, però, al di là dell’aspetto evidentemente comico, è anzitutto nel suo valore riformista nell’alveo del teatro napoletano nella seconda metà dell’Ottocento.
È proprio al personaggio di Felice Sciosciammocca che Eduardo Scarpetta affida la realizzazione del suo programma artistico, emancipando il teatro napoletano dalla tradizione popolana di Pulcinella e introducendo un tipo di commedia borghese, realistica.

L’autore napoletano elimina i dialoghi inutiliquelle battute che servivano all’inizio della commedia per far accomodare il pubblico in sala; cancella l’invito all’applauso, riduce fortemente i trucchi teatrali, dando anche ad essi un evidente tocco di realismo; arricchisce le scene con mobili, tappeti eliminando i soli fondali dipinti.
Nonostante l’ampio successo, Scarpetta nel corso della sua gloriosa carriera si vede costretto ad affrontare molte battaglie artistiche:

In primis contro i “partigiani” del teatro petitiano e pulcinellesco; successivamente si scontra con i sostenitori del Teatro d’arte che l’accusavano di scopiazzare le pochade francesi, trascurando gli autori italiani.

Il grande scontro con Gabriele D’Annunzio

Celebre però è la battaglia contro il Vate, Gabriele D’Annunzio.

Quest’ultimo, rimangiandosi una precedente autorizzazione, lo cita in tribunale per aver scritto Il figlio di Iorio, formidabile parodia della sua serissima La figlia di Iorio. A difendere Scarpetta c’è addirittura Benedetto Croce.
La causa in tribunale si risolve con la vittoria del grande attore napoletano, che continuerà a mietere successi, segnando il destino del teatro napoletano e gettando le basi per le drammaturgie, pur radicalmente opposte, di Raffaele Viviani e Eduardo De Filippo.

Ferdinando Guarino