Terremoto dell'Irpinia e del Volture del 1930 (fonte Wikipedia)
adv

Oggi, 23 luglio 2019, cade l’anniversario del terremoto del Vulture e dell’Irpinia del 1930

Un devastante terremoto colpì l’Italia Meridionale alle ore 01:08 del 23 luglio 1930, una tragedia immane che provocò quasi 1500 morti.

Il terremoto irpino del 1930

Il sisma mortale è stato di magnitudo momento 6,7, decimo grado della Scala Mercalli. Le regioni interessate furono la Basilicata, la Campania e la Puglia, mentre le province colpite furono Avellino, Benevento, Foggia, Matera e Potenza. I morti accertati furono 1404, soprattutto tra Potenza e Avellino e i comuni investiti furono 50.

Epicentro dell’immane terremoto fu la provincia di Avellino, tra i centri abitati di Bisaccia e Lacedonia. Altra città gravemente colpita fu Ariano Irpino.

Moltissime abitazioni, luoghi di culto e monumenti pubblici furono distrutti a causa o del terreno franoso sul quale si era costruito in precedenza o del materiale molto scadente con il quale erano stati realizzate numerose strutture. Generalmente, le case erano realizzate con pietre vulcaniche collegate da malte di bassa fattura o da fango essiccato.

L’area interessata al fenomeno sismico è situata in una zona montuosa e caratterizzata, all’epoca, da una rete infrastrutturale molto scarsa e da una agricoltura molto povera.

Araldo di Crollalanza, i primi soccorsi e la ricostruzione

Ministro dei Lavori Pubblici era, dal febbraio 1930, il barese Araldo di Crollalanza, il quale ebbe un ruolo molto importante durante i primi soccorsi e la ricostruzione.

Araldo_di_Crollalanza, Ministro dei Lavori Pubblici all’epoca del terremoto dell’Irpinia (Fonte Wikipedia)

Inizialmente, le autorità politiche non vollero che la notizia trapelasse o per essere più precisi decisero di minimizzare i danni segnalando il fatto che le vittime erano molto poche rispetto alla devastazione dei centri urbani coinvolti.

Fatto verissimo ma per un motivo molto semplice: moltissimi abitanti stavano dormendo all’aperto per la trebbiatura del grano. Un miracolo all’interno di una tragedia di vaste proporzioni.

Un primo intervento di aiuto finanziario fu stanziato in 100 milioni di lire durante il Consiglio dei ministri del 29 luglio 1930. A questa prima cifra, presto rivelatasi insufficiente rispetto ai danni subiti, se ne aggiunsero altre fino ad arrivare a 160 milioni di lire. Il piano per la ricostruzione fu inaugurato con il Regio Decreto Legge  del 3 agosto 1930 numero 1065.

Per comprendere la situazione alla quale si dovette far fronte basti pensare che Lacedonia e Aquilonia furono quasi completamente rase al suolo. La natura franosa dei terreni portò alla risoluzione di spostare in toto la comunità di Tocco Caudio e solo limitatamente Aquilonia, Bisaccia, Melfi e Rionero in Vulture.

Quasi 100.000 furono gli sfollati e i senza tetto dell’Avellinese, inoltre si dovette provvedere alle necessità di ben 1115 bambini rimasti senza più genitori o parenti che potessero occuparsi di loro.

Questi ultimi furono inviati presso colonie, famiglie affidatarie o istituti religiosi.

La Soprintendenza ai beni culturali si interessò al salvataggio, alla catalogazione e, nel caso, al recupero delle opere artistiche coinvolte nel terremoto.

 

 

Avatar
Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.