Il vino e le legioni romane
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Il vino è stato un potente alleato per le legioni romane. Scopriamo insieme cosa è successo 

L’Antica Roma è famosa per moltissimi aspetti: gli acquedotti, le legioni, le leggi, tanto per fare un esempio. Eppure c’è un aspetto che ha avuto un grande rilievo nella Storia che è ancora poco noto: il vino nell’ambito dell’espansionismo e nella colonizzazione romana. 

Il vino nell’Impero Romano

Il vino era una bevanda molto utilizzata all’interno dell’Impero Romano. Un simbolo di romanità che si era diffuso in tutta l’area a partire dalla seconda metà del II secolo a. C. (insieme al boom della produzione di pane). Sotto l’imperatore Domiziano (81- 96 d. C.) la coltivazione della vite fu proibita in quasi tutto l’Impero al fine di evitare carestie: la terra doveva essere utilizzata solo per coltivare frumento. 

Fu sotto il governo dell’Imperatore Marco Aurelio Probo (276 – 282 d. C.) che la produzione del vino fu permessa in tutto l’Impero, principalmente in Pannonia e in Gallia

Le ricerche del Professor Attilio Scienza

Nel volume Roma Caput Vini, scritto da Giovanni Negri e Elisabetta Petrini, vi è un interessantissimo capitolo realizzato dal Professor Attilio Scienza

In questo lavoro, è descritto il risultato derivato dall’analisi del DNA di vari vitigni europei. Per 78 di essi è stato rintracciato un comune progenitore: l’Heunisch (in italiano “Unno”), il vitigno che Probo stabilì di impiantare nell’Impero, tramite apposito editto. 

La zona di provenienza dovrebbe essere nell’attuale Romania. La parola heunisch è un’antica parola di origine indoeuropea traducibile con “nostro”, come ad indicare un elemento consueto nella vita di tutti i giorni. 

Il vino e le legioni

Da ricerche archeologiche è stato rilevato che i legionari portassero con sé giare di vino, mai di acqua. Perché? Il Professor Piero Dolara ha effettuato delle ricerche sui topi. Una simulazione del vino dei romani diluito 1.3 in una cultura di salmonella typhimurium ha ucciso tutte le salmonelle. 

Legioni pronte a marciare nella battaglia di Farsalo

Il vino romano, in generale, era composto al 16% da etanolo e allo 0,7% di acido acetico, una sorta di amarone andato in aceto. 

Così racconta il biologo e docente Duccio Cavalieri in una interessantissima conferenza tenuta al Festival della Comunicazione di Camogli (edizione 2019). 

I romani bevevano acqua pura solo dai loro acquedotti, negli altri casi la diluivano con il vino, che fungeva da depuratore (in un certo senso). Le legioni romane potevano, dunque, bere anche acqua contaminata diluendola 1:3 o anche 1:4. 

L’assedio di Alesia

Proprio come ipotizza Cavalieri, e come supposizione è probabile, il vino potrebbe essere stato il fattore determinante durante il celebre assedio che Caio Giulio Cesare pose ad Alesia (52 a. C.). 

I galli erano famosi per contaminare i pozzi, gettandovi dentro animali in decomposizione. I romani però non soffrirono malattie di sorta perché avrebbero appunto diluito l’acqua avvelenata con il vino. 

Uno strumento non solo di piacere ma anche un utile mezzo di espansione geopolitica. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.