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Ilva di Taranto: è possibile un cambio di rotta per una riconversione? 

Lo scenario della ritirata strategica, ma forse già da tempo annunciata, dall’Ilva di Taranto è oggi affidato ad un’interpretazione che spazia dal venire meno dell’immunità penale, sotto l’aspetto ambientale, al rispetto della necessaria sicurezza relativa allo spegnimento di un altoforno e, non da sottovalutare, il contesto di astio in cui versano, a dire della multinazionale ArcelorMittal, i rapporti con il territorio e le istituzioni.

A poco sono serviti i vari interventi, concilianti o meno poco importa, alla tranquillità dei lavoratori che si vedono sempre meno rassicurati sul proprio futuro.

Insomma, per dirla in breve, “la retrocessione dei rami d’azienda” appare il mantra primario della proprietà.

Ilva di Taranto

Il danno appare di inestimabile, ulteriore, deterioramento della siderurgia italiana, nonostante gli ultimi sviluppi afferenti ai pagamenti delle scadenze al 31 ottobre scorso per le imprese dell’indotto.

A prescindere da scudo penale, da esigenze dettate da piano industriale, da illegalità palesate e possibili, da contesti territoriali esagitati da informazioni di parte, l’intera struttura tarantina sembra proprio, purtroppo, avviata ad un epilogo tutt’altro che positivo.

Eppure, a quanto si legge, eventuali riconversioni e/o aggiustamenti potrebbero essere possibili; a prescindere dalle opinioni sulla nazionalizzazione e dalle beghe cui si cimentano antagonisti politici.

Un cambio di rotta

Il piano industriale sull’Ilva risale ad oltre mezzo secolo fa e le modifiche apportate non ne hanno variato l’originario nucleo.

Le discussioni afferenti, è indubbio, sono di competenza degli esperti, ma, ed è altrettanto lampante, come l’indotto, che porta a circa ventimila unità lavorative coinvolte, dovrebbe essere ugualmente tenuto nella considerazione dovuta.

Nella realtà dei fatti e nella normalità delle circostanze, atto dovuto sarebbe, allo stesso tempo, garantire benefici ambientali ed occupazionali.

Ad esempio, sfugge alla maggioranza dell’opinione pubblica che nelle immediate vicinanze di Taranto si costruiscono le più grandi pali eoliche esistenti sul mercato. Se si considerasse di riciclare, con opportune ed adeguate procedure tecnologiche, l’acciaio si  potrebbe  fare di questo settore, dedicato all’energia rinnovabile, un volano di attrazione industriale di non secondario richiamo.

Ne va della credibilità dell’intero Paese.