Radioattività
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Imane Fadil, morta il precedente 1 marzo nella clinica Humanitas di Rozzano, era il testimone chiave nelle numerose inchieste Ruby.

Imane Fadil

Aveva 34 anni Imane Fadil quando è morta nella clinica Humanitas di Rozzano, nella quale era in cura dal 29 gennaio. Teste principale dei vari processi Ruby, la giovane si era costituita fin da subito parte civile, affermando che l’accostamento a quell’ambiente avrebbe potuto danneggiarla. Ed aveva continuato a costituirsi tale anche dopo la proposta di 250.000 euro da parte dell’ex senatrice Maria Rosaria Rossi, diventando il punto focale dell’intero processo riguardante anche i noti volti di Emilio Fede, ormai ex direttore di TG4, e di Nicole Minetti, ex consigliera Pdl.

La morte

Le cause della morte della modella sono state attribuite a sostanze radioattive non presenti in commercio, anche se ci saranno successivi chiarimenti dopo l’autopsia. Gli esami tossicologici, infatti, erano stati effettuati quando la ragazza era ancora in vita, ma gli esiti sono arrivati solo alcuni giorni dopo la sua morte, ovvero il 6 marzo. In quei giorni di incredibile agonia, contornata da un’ancor maggiore lucidità, Imane Fadil continuava a ripetere al suo avvocato ed ai familiari che stava venendo avvelenata e che qualcuno voleva farla tacere ad ogni costo.

Il PM ha aperto un’inchiesta

Secondo la clinica presso la quale la giovane era stata ricoverata “al decesso della paziente, il 1 marzo scorso, l’Autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di tutta la documentazione clinica e della salma ed il risultato degli esami tossicologici è stato comunicato agli inquirenti”, anche se il procuratore Francesco Greco ha affermato di aver avuto notizie della morte della ragazza appena 7 giorni fa e per merito del legale della giovane, dando adito a parecchi dubbi ed aprendo così un’indagine in merito per omicidio volontario nei confronti della modella marocchina.

Tre morti sul caso Ruby

Con la morte di Imane Fadil salgono a tre le persone che gravitavano nell’orbita processuale decedute. Emilio Randacio, giornalista che si occupava molto da vicino della vicenda, è stato colto da un malore il 13 febbraio scorso mentre era da solo in casa. L’avvocato di Ruby, la modella che ha dato origine a tutto il processo, Egidio Verzini, finito per una malattia terminale dopo aver rilasciato scottanti dichiarazioni in merito ad un pagamento di 5 milioni di euro di Silvio Berlusconi nei confronti di Ruby e del suo compagno. Ora Imane Fadil, teste chiave del processo, le cui circostanze della morte devono ancora essere chiarite.